Marc Marquez contro il muro ad Austin e l’assenza delle protezioni che riaccende il dibattito sulla sicurezza
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Redazione Sport
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Il weekend texano del campione del mondo in carica si era aperto nel peggiore dei modi, con una caduta violenta alla curva 10 che lo aveva proiettato contro le barriere – un impatto laterale a oltre duecento chilometri orari dal quale, va detto, è uscito senza fratture ma non senza aver rischiato seriamente. La dinamica, ricostruita anche dalle immagini televisive, mostra un Marc Marquez che perde il posteriore della sua Ducati, probabilmente tradito dalle ondulazioni dell’asfalto in quel punto specifico, e che rotola per poi finire dritto contro un muro privo delle protezioni Airfence solitamente posizionate in situazioni simili. È lo stesso pilota a raccontare, in una conversazione privata con il compagno di squadra Pecco Bagnaia poi diventata di dominio pubblico, di aver scritto a Loris Capirossi per chiedere spiegazioni tecniche; la risposta del safety advisor, secca, è stata che in quella specifica configurazione della via di fuga un airbag avrebbe potuto peggiorare la dinamica di un’eventuale scivolata laterale. Un incidente che, al di là delle polemiche sull’assenza dei dispositivi di sicurezza, ha riportato prepotentemente l’attenzione sullo stato di salute fisica dello spagnolo.
L’allarme di Dovizioso: quando il braccio non torna più quello di una volta
Chi ha incrociato le traiettorie con Marquez per anni, studiandolo curva dopo curva nel tentativo di scalfirne il dominio, è oggi forse il suo osservatore più attento. Andrea Dovizioso, che della MotoGP è ancora parte attiva come collaudatore Yamaha, non usa giri di parole nel definire la situazione del nove volte iridato: secondo l’ex ducatista le condizioni fisiche sono “molto più gravi di quanto sembri”. La sua tesi, argomentata in un’intervista rilasciata ai media specializzati, parte da un dato di fatto innegabile: Marquez non è un atleta che cerca alibi, anzi, tende quasi a minimizzare i suoi acciacchi. Ma il weekend di Austin, un circuito dove lo spagnolo ha costruito parte della sua leggenda con sette vittorie in passato, avrebbe rappresentato la conferma definitiva di un limite insormontabile. Il problema, sostiene Dovizioso, riguarda la spalla destra, quella già operata in passato e poi ri-infortunatasi nello schianto di Indonesia dell’ottobre scorso; una brutale caduta che avrebbe accentuato una menomazione pregressa per la quale, teme l’ex rivale, non esiste più una soluzione chirurgica o fisioterapica che possa riportare l’arto alle performance originarie.
Forcada e la lettura tecnica: "Se il leader non è al 100%, la squadra perde la bussola"
Nel paddock chi ferma Ramon Forcada ad ascoltare lo fa perché l’ex capotecnico spagnolo possiede una rara capacitò di leggere i segnali deboli che precedono le grandi crisi. Intervenuto nel podcast "Dura la Vita", l’ex tecnico di Jorge Lorenzo ha offerto una chiave di lettura ancora più preoccupante, perché non limitata al solo aspetto fisico ma estesa alle ripercussioni psicologiche e di squadra. Forcada sostiene che Marquez, oggi, non sia semplicemente un pilota che soffre, ma un pilota che non si sente più a suo agio sulla moto; lo si capirebbe persino dal suo linguaggio reo, dal modo in cui cammina, e soprattutto dal tentativo di adattarsi a una guida "facile". “Se il leader non è al 100%, l’azienda madre perde la sua bussola”, ha sentenziato il tecnico iberico, aggiungendo un’analisi quasi biomeccanica della caduta: cinque anni fa, prima dei tanti infortuni, Marc avrebbe probabilmente istinto a salvare la moto in extremis; oggi, quel riflesso condizionato sembra essersi attenuato o, peggio, essersi rotto insieme alle ossa. E se a ciò si aggiunge la confusione tecnica che regna in Ducati, dove convivono moto diverse e una visione tattica non sempre chiara, il quadro che ne esce è quello di una crisi multifattoriale.




