Anna Danesi, il monito al Quirinale: «Fate sport, di giorno e di notte, non è nemico dello studio»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il salone più prestigioso del Quirinale, che ha ospitato capi di Stato e cerimonie solenni, ha ascoltato le parole di una capitana, Anna Danesi, il cui discorso, lucido e appassionato, ha risuonato con la forza di una vittoria conquistata sul campo. La ricevuta in suo onore e in quello delle compagne e dei colleghi della nazionale maschile, entrambi campioni del mondo, è stata un momento di celebrazione, certamente, ma anche l'occasione per un appello diretto, che trascende i confini del gesto atletico per investire le coscienze di un intero paese. L'incontro con il presidente Sergio Mattarella, per quanto cordiale, ha imposto, com'è naturale, un contegno rispettoso del luogo e della carica; un rispetto che alcuni hanno osservato con perplessità, notando le maglie da gioco indossate dagli atleti, sulle quali campeggiava, in piena evidenza, il logo di uno sponsor.

Un incitamento che viene dal campo

Anna Danesi, con l'autorevolezza di chi ha guidato la squadra alla conquista del titolo mondiale, ha scelto di non rivolgere il suo messaggio soltanto alle istituzioni presenti, bensì a quelle 281.349 atlete tesserate in Italia e, soprattutto, a tutte le bambine e i bambini che guardano al futuro. «A queste bambine e a queste ragazze che sognano di arrivare fin qui voglio dire: fate sport, fatelo a scuola e nel tempo libero», ha esordito, con una determinazione che non ammette repliche. «Fatelo di giorno, di sera e se necessario anche di notte», ha proseguito, scandendo le parole con la stessa precisione con cui si piazza un muro a rete, in un incitamento totale, quasi rivoluzionario, che invita a non concedere tregua alla passione.

La risposta a un pregiudizio radicato

Il cuore del suo intervento, tuttavia, è stata la netta smentita di uno dei luoghi comuni più duri a morire nel sentire collettivo, quello che vede l'attività sportiva come un ostacolo al rendimento scolastico. «Non ascoltate chi dice che lo sport è nemico dello studio», ha dichiarato la capitana, tagliando corto con ogni sterile polemica. La sua argomentazione, che attinge a piene mani dall'esperienza diretta di un'intera generazione di atlete di successo, si è basata sui benefici tangibili della disciplina sportiva: «perché lo sport allena la concentrazione, rafforza il corpo e la mente e vi darà quella determinazione che vi aiuterà anche tra i banchi». Una concezione, la sua, che non separa l'impegno fisico da quello intellettuale, ma li considera due facce della stessa medaglia, entrambe essenziali per formare carattere e competenze.

Un messaggio che ispira e fa riflettere

L'eco di quelle parole, pronunciate in un contesto così solenne, ha inevitabilmente varcato i cancelli del Colle per raggiungere le case e le scuole, ponendo una questione di fondamentale importanza. L'appello di Danesi, infatti, non è rimasto confinato all'ambito celebrativo, ma si è trasformato in un monito per gli adulti, per i genitori e per gli educatori, affinché ripensino il valore della pratica sportiva nella crescita dei giovani. La sua testimonianza, del resto, è la prova vivente di come gli strumenti forgiati nello sport – la resilienza, la capacità di lavorare in squadra, la gestione della pressione – siano un patrimonio di inestimabile valore, spendibile in ogni ambito della vita, da quello professionale a quello personale.

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