Milano Cortina 2026, la notte delle emozioni: dalla fiaccola di Danesi ed Egonu al balletto del Sud

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il freddo pungente della serata milanese è stato scaldato, ieri, dal calore di uno stadio Meazza gremito in ogni ordine di posto e dalle immagini trasmesse in diretta a milioni di persone. La cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina ha infatti dato il via, con uno spettacolo ricco di simboli e di talento, alla kermesse sportiva che terrà banco per le prossime settimane. Un momento, quello vissuto nello storico impianto di San Siro, carico di pathos e di significati, dove la tradizione sportiva italiana si è intrecciata con l’eccellenza artistica del paese in un crescendo emotivo culminato con l’accensione del braciere. Tra i molti presenti, un commosso presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha seguito l’evento assieme a una platea internazionale di autorità, tra le quali è stato notato l’arrivo del segretario di Stato vaticano Parolin.

Il passaggio del fuoco tra leggende dello sport

Il cuore del rituale olimpico, il viaggio della fiamma, ha avuto i suoi ultimi, attesissimi tedofori in due volti noti del volley mondiale, nonché pilastri della nazionale italiana: Anna Danesi e Paola Egonu. Le atlete della Vero Volley Milano, campionesse olimpiche e mondiali, hanno ricevuto l’onore di quell’ultimo tratto dalle mani di due icone del calcio che ha reso celebre quello stesso stadio, Franco Baresi e Beppe Bergomi. Un passaggio di testimone tra generazioni e discipline diverse, avvenuto sulle note immortali del “Nessun dorma”, che ha consegnato alla centrale e all’opposta un’emozione difficile da celare, nonostante i sorrisi, in quella che entrambe hanno poi definito una serata semplicemente indimenticabile.

Il primo passo di danza viene dal Sud

Prima ancora che il fuoco illuminasse la notte, però, la cerimonia aveva già mostrato un pezzo del suo carattere italiano, portando in scena le radici meridionali della danza. Ad aprire lo spettacolo, infatti, sono stati i primi ballerini del Teatro alla Scala Antonella Albano, barese, e Claudio Coviello, originario di Potenza. Le loro movenze, un perfetto connubio di forza e grazia, hanno introdotto una coreografia che ha simbolicamente unito il Nord, sede delle gare sulla neve e sul ghiaccio, con il calore e il patrimonio coreutico della Puglia e della Basilicata, in un abbraccio ideale che ha attraversato l’intero stivale.

Un parterre d'eccezione tra i tribuni

Tra la folla di spettatori, che contava anche circa sessantottomila presenze dal vivo, non sono passati inosservati alcuni dei grandi nomi dello sport mondiale, giunti non per gareggiare ma per rendere omaggio all’evento. Accanto a campioni olimpici italiani come il saltatore in alto Gianmarco Tamberi, è stato avvistato anche Marco Belinelli, primo e unico italiano a vincere l’anello della NBA. La sua presenza, assieme a quella di atleti di altissimo profilo internazionale come il tennista serbo Novak Djokovic – da molti considerato, per longevità e dominio, il più grande della sua disciplina – ha aggiunto ulteriore prestigio a una serata già di per sé ricca di stelle, sottolineando come i Giochi siano un momento di unione e celebrazione che trascende i confini e le singole specialità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.