25 aprile, Mattarella all'Altare della Patria. Meloni: "Onoriamo i valori democratici negati dal fascismo"
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Redazione Interno
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Ottant’anni dopo la Liberazione, l’Italia ha celebrato il 25 aprile con una solennità che, al di là delle divisioni politiche, ha ribadito l’importanza di una memoria condivisa. A Roma, le istituzioni si sono ritrovate all’Altare della Patria, dove il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona d’alloro al Sacello del Milite ignoto, nel silenzio carico di significato che accompagna sempre questo gesto. Al suo fianco, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso.
"Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo anniversario della Liberazione", ha dichiarato Meloni, in un messaggio che ha sottolineato come la Nazione onori "la ritrovata libertà e riaffermi la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato". Parole che, se lette nel contesto di un governo di centrodestra, assumono un peso particolare, riconoscendo senza ambiguità la cesura storica rappresentata dalla Resistenza. "La democrazia trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà", ha aggiunto, in un implicito richiamo alla necessità di evitare ogni deriva autoritaria.
Anche Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha voluto ricordare il significato della giornata: "Celebriamo 80 anni di libertà, democrazia e unità del Paese", ha scritto, definendoli "valori fondanti della nostra Repubblica". Un richiamo all’unità nazionale che, in un periodo di polarizzazione politica, sembra voler superare le divisioni ideologiche.
Le celebrazioni si sono svolte sotto un cielo grigio, in un’atmosfera resa più cupa dal recente lutto per la scomparsa di Papa Francesco, che ha inevitabilmente influenzato il tono della giornata. Eppure, nonostante il dolore, il 25 aprile ha mantenuto intatta la sua forza simbolica. La deposizione della corona da parte di Mattarella, il silenzio delle autorità schierate davanti al Vittoriano, il ricordo dei partigiani e delle vittime del nazifascismo hanno ricordato che la Liberazione non è un capitolo chiuso, ma un patrimonio collettivo da difendere.




