Il 25 aprile di Mattarella: “Resistenza atto di nascita della democrazia”, poi l’omaggio all’Altare della Patria
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Redazione Interno
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La data, quella del 25 aprile, scandisce ancora una volta il ritorno di una memoria che non si vuole sopita, eppure ogni anniversario – come accade per l’81mo dalla Liberazione dal Nazifascismo – riporta con sé il peso di un presente sempre più simile a un cantiere aperto. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto parole nette per ricordare ciò che accadde: “La Resistenza è l’atto di nascita della nostra democrazia”, una formula che lega in modo inestricabile la libertà conquistata ieri alla fragilità di certi beni, quelli che lui stesso ha definito “beni fragili”, come la pace e la libertà stessa, i quali richiederebbero – stando al suo ragionamento – “consapevolezza e impegno”. Nessuna retorica trionfalistica, piuttosto un monito sussurrato ma fermo, pronunciato dinanzi alle istituzioni riunite.
La cerimonia all’Altare della Patria e le massime cariche dello Stato
Poco dopo le prime luci del mattino, il Capo dello Stato si è recato all’Altare della Patria per deporre una corona d’alloro, gesto rituale che qui assume i contorni di una liturgia civile. Ad accompagnarlo, in quella che è una consueta ma sempre densa fotografia istituzionale, c’era la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, affiancata dai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa (Senato) e Lorenzo Fontana (Camera). Presenti anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, il Capo di Stato Maggiore Luciano Portolano, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Una rappresentanza a tutto tondo, insomma, che restituisce l’idea di come la celebrazione della Liberazione incroci ancora trasversalmente i vertici dello Stato, sebbene ognuno di loro – lo si può intuire – ne interpreti a modo proprio il lascito.
I cortei dell’Anpi e le voci antagoniste tra memorie resistenti e guerre attuali
Mentre le autorità si stringevano intorno al milite ignoto, in molte piazze italiane si muovevano già i tradizionali cortei promossi dall’Anpi. A Roma, Milano, Bologna, Firenze e in decine di altri centri, la ricorrenza diventa anche l’occasione per innestare un ragionamento sulle guerre contemporanee, con frequenti riferimenti al Medio Oriente e al dramma di Gaza: un collegamento, questo, che non appartiene solo al dibattito informale, ma che verrà esplicitato lungo le vie dei cortei. Accanto alle colonne dell’associazione partigiana, sono state annunciate iniziative anche dalla galassia antagonistica, quella più incline a leggere il 25 aprile come uno spartiacque ancora aperto e non come una pagina chiusa. Le due anime, sebbene divise da sfumature politiche e da metodi d’azione, condivideranno però lo spazio simbolico della strada.
Le Fosse Ardeatine e il filo che unisce ieri e oggi
Prima ancora della cerimonia all’Altare della Patria, la giornata romana si era aperta alle 8.30 con un omaggio riservato a uno dei luoghi più dolorosi della memoria nazionale: le Fosse Ardeatine. Un appuntamento, quest’ultimo, promosso dall’Anpi e dal suo radicamento nella capitale, capace di attirare ogni anno una folla composta da reduci (ormai pochissimi), familiari, ragazzi in gita scolastica e semplici cittadini. Nessuna celebrazione, in quel luogo, può dirsi retorica: il rastrellamento del 24 marzo 1944 e l’eccidio che ne seguì restano un punto di non ritorno della violenza nazifascista, così come la loro commemorazione diventa ogni volta un esercizio di verità. E sono proprio verità come queste – quelle che non cercano facili consensi – a fare da contrappeso silenzioso ai proclami più recenti.




