25 aprile, Mattarella: «La Resistenza atto di nascita della nostra democrazia» e i cortei riempiono le piazze
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito la Resistenza «l’atto di nascita della nostra democrazia», in una giornata, quella dell’81mo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo, che ha visto la politica istituzionale – con la premier Giorgia Meloni accanto a lui all’Altare della Patria, insieme ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana – compattarsi simbolicamente attorno al valore antifascista della Costituzione. La celebrazione romana, aperta dagli onori militari e dalla deposizione di una corona d’alloro sul sacello del milite ignoto (alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto), ha però viaggiato su un binario parallelo rispetto all’onda partecipativa che, da nord a sud, ha mobilitato migliaia di cittadini. Libertà e pace, ha aggiunto il capo dello Stato, sono «beni fragili» che richiedono «consapevolezza e impegno»: un’affermazione che, nelle strade e nelle piazze, ha acquistato il peso di un monito.
Le Fosse Ardeatine e il corteo dell’Anpi tra memoria e guerre attuali
La giornata romana si è aperta alle 8.30 con l’omaggio alle Fosse Ardeatine, promosso dall’Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi): un rito che, ogni 25 aprile, riconnette il presente a quella strage nazista del 1944. Poco più tardi, il tradizionale corteo dell’Anpi – al quale non mancano i consueti riferimenti ai conflitti contemporanei, con una particolare attenzione al dramma di Gaza e alle tensioni in Medio Oriente – ha preso forma tra bandiere e striscioni, mentre dalla galassia antagonista sono state annunciate iniziative autonome. Non si è trattato, va detto, di una frattura insanabile, ma di una differenziazione di sensibilità che, ormai da alcuni anni, accompagna la Festa della Liberazione. Chi cercava un filo diretto tra l’antifascismo resistenziale e le critiche alla politica estera israeliana lo ha trovato in molti interventi dal palco; chi invece ha scelto la celebrazione più istituzionale si è ritrovato lungo il percorso che univa l’Altare della Patria al Quirinale.
Firenze, la lapide per gli IMI e il ricordo della partigiana Gilda La Rocca
Anche Firenze ha vissuto un 25 aprile denso di gesti simbolici. La mattina presto, al cimitero di Trespiano, una cerimonia ha ricordato la partigiana Gilda La Rocca; alle 9.45 è stata scoperta una nuova lapide dedicata alla «Resistenza senza armi» degli Internati Militari italiani (IMI), quei soldati che dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e alla Rsi, finendo deportati nei lager tedeschi. La deposizione di corone alle lapidi della scuola «Vittorino da Feltre» e, un’ora più tardi, quella di una corona d’alloro in onore dei caduti di tutte le guerre nella Piazza dell’Unità Italiana hanno preceduto il momento culminante: le 11, quando sull’arengario di Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria, si è svolta la cerimonia ufficiale. Nessuna retorica, in quei discorsi, ma il tentativo – riuscito solo a metà, secondo alcuni osservatori – di tenere insieme il ricordo della lotta partigiana e il ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione.
Milano, Bologna e le altre città: un’Italia divisa ma non spezzata
A Milano il corteo dell’Anpi ha attraversato il centro tra momenti di raccoglimento e striscioni che chiedevano il cessate il fuoco in Ucraina e a Gaza; a Bologna, storicamente roccaforte dell’antifascismo militante, la manifestazione ha visto una partecipazione massiccia, con numerosi vessilli delle sezioni locali e interventi a favore di quella che viene definita «obiezione di coscienza alle forniture belliche». A Napoli, Palermo e Torino – quest’ultima con una fiaccolata partita dalla ex fabbrica Fiat di via conchiusa – si sono ripetuti schemi analoghi: l’istituzionale (con sindaci e prefetti a deporre corone) e il popolare (con i cortei veri e propri) si sono sfiorati senza mai saldarsi completamente. La stessa presidente del Consiglio, Meloni, arrivata all’Altare della Patria con Mattarella, ha assistito alla cerimonia senza rilasciare dichiarazioni di rottura, limitandosi al protocollo. Un silenzio che, nel dibattito tra i cronisti, è stato letto come una presa d’atto della complessità di una memoria che, a ottantun anni di distanza, continua a essere terreno di confronto – a volte aspro – ma non ancora di resa dei conti.




