Le piazze italiane si riempiono per Gaza dopo l'abbordaggio della Flotilla
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Redazione Interno
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Le principali città italiane, da Roma a Milano, da Bologna a Napoli, hanno visto nuovamente scendere in piazza migliaia di persone in solidarietà con Gaza, in una mobilitazione che segue di poche ore l'abbordaggio, da parte della Marina israeliana, di nove imbarcazioni appartenenti alla missione congiunta della Freedom Flotilla Coalition e delle Thousand Madleens to Gaza. L'episodio, avvenuto nella notte, ha portato all'arresto di 145 attivisti dalle Israel Defense Forces, tra i quali figurano dieci cittadini italiani; un evento che ha rianimato il dibattito e le proteste, con bandiere palestinesi che hanno nuovamente colorato i cortei dopo le grandi mobilitazioni e lo sciopero generale degli scorsi giorni. Gli attivisti, prendendo la parola attraverso i megafoni, hanno dichiarato la loro intenzione di essere pronti a "bloccare tutto ancora", segnalando una continuità di azione che non accenna a placarsi nonostante le contromisure.
Le testimonianze e le reazioni internazionali
Tra le voci più significative emerse dalla vicenda della Flotilla, quella di Mandla Mandela, nipote dell'icona anti-apartheid Nelson Mandela, il quale, dopo essere stato rimpatriato in Sudafrica con altri quattro connazionali, ha rilasciato una testimonianza sconcertante. Egli ha raccontato di essere stato, insieme agli altri, sequestrato e incarcerato in una prigione israeliana per sei giorni prima che ne avvenisse il rilascio attraverso la Giordania. "Siamo stati ammanettati con fascette strette dietro la schiena, portati via dalle nostre barche, messi sul palco e fatti sfilare davanti a tutti", ha dichiarato, sottolineando come lui e i suoi compagni siano stati trattati, a suo dire, "peggio degli altri", in una procedura che ha sollevato ulteriori interrogativi sulle modalità operative.
Il profilo degli attivisti italiani coinvolti
La cosiddetta "Flotilla bis", una nuova spedizione umanitaria composta da nove imbarcazioni e diretta a Gaza, è stata intercettata all'alba a circa 120 miglia dalla costa, con a bordo 250 partecipanti tra i quali nove italiani. Il gruppo, che non comprendeva soltanto medici e giornalisti – figure spesso presenti in simili iniziative – ma anche un'educatrice, un filosofo e un monaco buddista, rappresenta un campione eterogeneo della società civile. Dopo l'abbordaggio, gli italiani sono stati condotti verso il porto di Ashdod, da dove avrebbe dovuto avere inizio il procedimento per la loro espulsione e il conseguente rimpatrio, una dinamica che rientra nelle consuete pratiche in casi del genere.
Il clima nelle piazze e gli slogan delle manifestazioni
A Milano, nel corso di un corteo pro Palestina che ha raccolto circa tremila militanti, il clima è stato caratterizzato da una sorveglianza particolarmente intensa da parte delle forze dell'ordine, con polizia e carabinieri schierati in numero consistente. L'apertura della marcia, partita da piazzale Lodi e diretta verso il quartiere Corvetto con l'intenzione di rientrare poi in piazzale Susa, è stata segnata da cori che inneggiavano ad Hamas, con uno slogan specifico – "Il 7 ottobre non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza" – che si riferisce esplicitamente alla strage terroristica, un elemento che ha introdotto una nota di forte polemica nel dibattito pubblico circa i limiti e le forme della protesta.




