L’81° anniversario della Liberazione a Roma tra la corona d’alloro dell’Anpi e la “flotilla” di Porta San Paolo
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Redazione Interno
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Erano poco più delle otto e trenta quando i primi manifestanti hanno iniziato a radunarsi a Porta San Paolo, un’ora in anticipo rispetto al concentramento ufficiale dell’Anpi che, come da tradizione, avrebbe preso il via alle dieci e trenta. In quella fascia oraria, complice anche l’assenza della Brigata Ebraica (la cui partecipazione è stata quest’anno saltata a causa della coincidenza con lo Shabbat), lo spazio simbolo della Resistenza capitolina è stato letteralmente tappezzato da un tripudio di vessilli alternativi: bandiere rosse, della Palestina, di Cuba e addirittura della Repubblica islamica. “Per la prima volta questa piazza non è stata usurpata dalle bandiere dei sionisti. Da oggi vogliamo riscrivere la storia delle celebrazioni del 25 aprile in questa piazza”, hanno dichiarato i primi arrivati, mentre dalle parti della Piramide Cestia spuntavano striscioni contestati come “Dal fiume al mare. Solo la resistenza sconfigge il sionismo” e un elenco di nomi – tra cui si fa strada quello di Mohammed Hannoun, ritenuto dalle procure il presunto vertice di Hamas in Italia – che le forze dell’ordine hanno immediatamente monitorato.
Mentre la piazza blindata assorbiva la tensione di una commemorazione dai contorni inediti, una delegazione dell’Anpi ha deposto una corona di alloro alla lapide in omaggio ai caduti della Resistenza. Il momento di raccoglimento, durato lo stretto necessario, si è concluso tra gli applausi dei presenti: la delegazione è poi rientrata nel del corteo principale, che si apprestava a muovere verso Parco Schuster snodandosi lungo via Ostiense. In mezzo a loro, sebbene le dinamiche della piazza fossero ormai segnate da una commistione di memorie difficili da separare, sfilavano in massa anche i collettivi studenteschi e i movimenti pro Palestina, impegnati a scandire slogan di solidarietà internazionale che poco avevano a che spartire con la lotta partigiana del ’45.
L’abbraccio tra geopolitica e Resistenza nel percorso verso la Garbatella
La musica e i cori hanno fatto da sfondo a un pomeriggio che, nelle intenzioni degli organizzatori, doveva essere una festa. Eppure, proprio mentre a San Severino Marche il presidente Sergio Mattarella (dopo aver reso omaggio all’Altare della Patria affiancato dalla premier Giorgia Meloni) celebrava i valori della Costituzione, a Roma la percezione della ricorrenza si frantumava.
L’assenza della Brigata Ebraica e il silenzio come atto politico
L’elemento di rottura più evidente, forse, è stato rappresentato proprio dal vuoto lasciato dalla Brigata Ebraica. La loro assenza, giustificata dal vincolo religioso dello Shabbat che cadeva interamente nella giornata di sabato, ha lasciato un’intera sponda della Resistenza storica senza una rappresentanza fisica nella piazza madre. “Negli ultimi anni il 25 aprile è diventato un luogo dove si accumulano rivendicazioni che nulla hanno a che fare con la sofferenza delle vittime reali del nazi-fascismo. Quando realtà come la Brigata Ebraica vengono espulse, la linea che separa chi ha difeso la libertà da chi l’ha negata si fa incerta”, aveva spiegato nei giorni precedenti il presidente della comunità ebraica Victor Fadlun, anticipando quello che i cronisti avrebbero constatato a freddo: l’assenza, stavolta, non era dettata solo dalla fede, ma da una precisa presa di distanza da una deriva considerata ormai “inquinate”.
Mentre il corteo principale si riversava al parco tra le note della Banda Cecafumo e i cori di lotta, le forze dell’ordine mantenevano alta la guardia non solo al centro, ma anche in periferia. A Centocelle, i centri sociali hanno organizzato una marcia parallela, mentre sulla平衡, le cronaca riporta un presidio di Gioventù Nazionale e Casapound fuori da alcuni licei di Ostia, prontamente condannato dall’Anpi e dalla Cgil come un gesto grave che “richiama simbologie incompatibili con i valori democratici”.




