Parco Schuster, la festa della Liberazione si macchia di sangue: colpita a via delle Sette Chiese una coppia dell’Anpi
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Redazione Interno
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Roma, l’indomani della ricorrenza del 25 aprile, si interroga ancora sulla dinamica di un'aggressione che ha trasformato l’area di Parco Schuster – storicamente teatro delle celebrazioni per la fine dell’occupazione nazifascista – in un luogo di incubo per due iscritti all’Anpi. La coppia, marito e moglie entrambi riconoscibili dal fazzoletto dei partigiani annodato al collo, si era allontanata di pochi passi dal corteo istituzionale diretto verso la Basilica di San Paolo, probabilmente alla ricerca di un bar in via delle Sette Chiese, quando il contesto è degenerato in un agguato lampo.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, un uomo alla guida di uno scooter di colore chiaro – descritto dai testi come avvolto in un casco integrale e con indosso una giacca di tipo militare, se non una vera e propria tuta mimetica – ha improvvisamente accostato al marciapiede. In pochi secondi, l'individuo ha estratto un'arma, che le verifiche balistiche hanno successivamente identificato come una pistola ad aria compressa, esplodendo almeno tre colpi in direzione dei due coniugi.
Il racconto dei feriti e l’allarme alla Digos
La violenza dell’impatto ha colpito l’uomo al volto e alla zona del collo; la donna, invece, è stata raggiunta alla spalla. Nonostante la perdita di sangue e lo shock immediatamente successivo all’esplosione dei colpi, le lesioni riportate dalla coppia sono state giudicate non gravi dai sanitari del 118 intervenuti sul posto, che hanno provveduto a medicarli prima del trasferimento in un presidio sicuro.
Usciti dal commissariato di Via Colombo, dove hanno depositato la denuncia formale e partecipato agli accertamenti di rito, i due hanno confermato agli inquirenti un dettaglio cruciale: al momento dell'aggressione, il simbolo partigiano era ben visibile, un particolare che orienta l’ipizzione investigativa verso una chiara matrice intimidatoria se non squadrista. La Digos, che ha avviato un'indagine coordinata dalla Procura, ha già acquisito i flussi video delle telecamere di sorveglianza della zona di via Ostiense, nella speranza di risalire all’identità del fuggitivo e al suo eventualo movente.
La dinamica dell’agguato e l’oggetto del contendere
L’episodio è avvenuto a ridosso della manifestazione "istituzionale" indetta per l'81° anniversario della Liberazione, un contesto ad alta densità di forze dell’ordine dove, paradossalmente, la coppia pensava di trovare sicurezza. È proprio il lasso di tempo immediatamente successivo alla conclusione ufficiale degli eventi – mentre i partecipanti si disperdevano o cercavano ristoro nei locali limitrofi – a rappresentare il momento più vulnerabile, quello sfruttato dall’aggressore.
L’uso di una pistola ad aria compressa, sebbene non letale a distanza ravvicinata come avvenuto in questo caso, non ha sminuito la gravità del gesto: i colpi hanno causato escoriazioni profonde e un forte trauma emotivo, tanto che gli stessi feriti si sono detti "molto scossi" dall'accaduto. La scelta di colpire proprio il volto e la gola del coniuge maschio, associata al bersagliamento della compagna, suggerisce agli inquirenti un intento punitivo esemplare.
Dalla cronaca all’inchiesta: le piste seguite dagli investigatori
L’attenzione è alta anche sull’origine dell’ordigno e su come l’aggressore abbia potuto muoversi con tale disinvoltura in una zona presidiata. Sebbene l’arma sia tecnicamente meno potente di una pistola tradizionale, la legge italiana ne disciplina rigidamente il porto fuori dai luoghi adibiti al tiro, un aspetto che potrebbe configurare ulteriori profili di illiceità penale. Per ora, i coniugi sono stati dimessi e sono rientrati al proprio domicilio, mentre la macchina della giustizia tenta di fare luce su quello che molti, anche all'interno della politica capitolina, hanno definito un "atto di guerra" consumato nel giorno dedicato alla pace e alla libertà.




