Il fronte del "No" al referendum sulla giustizia schiera attori, intellettuali e l’Anpi al fianco dell’opposizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia, voluta dal ministro Carlo Nordio e che chiamerà gli italiani al voto il 22 e 23 marzo, entra nel vivo, lo schieramento di quanti invitano a esprimere un voto contrario si arricchisce di adesioni provenienti dal mondo della cultura, dello spettacolo e della società civile. Non si tratta, però, di un fronte omogeneo, composto com’è da figure di diverso spessore e notorietà, in un mix che spazia da intellettuali di chiara fama a volti noti del piccolo schermo e dei social network, tutti uniti dall’intento di opporsi alla legge di revisione costituzionale.

L’iniziativa principale porta la firma dell’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che ha promosso un appello sottoscritto da numerose personalità. L’associazione, che lega la sua battaglia alla difesa della Carta costituzionale “nata dalla Resistenza”, vede nella riforma un attacco all’equilibrio tra i poteri dello Stato e, in ultima analisi, alle libertà dei cittadini -2. A sostenere attivamente questa mozione, con iniziative sul territorio, ci sono anche forze politiche come Alleanza Verdi Sinistra e Sinistra Italiana, che hanno organizzato incontri pubblici in diverse città, da Bergamo all’Aquila, per illustrare i motivi del dissenso. L’obiettivo dichiarato, in questi consessi, è quello di incoraggiare una partecipazione consapevole al voto, con la convinzione che la posta in gioco sia altamente significativa -7-8.

Tra intellettuali organici e vippaio social, il fronte del “No” cerca unità

Eterogeneo, come accennato, è il parterre dei personaggi celebri che hanno deciso di esporre pubblicamente la loro contrarietà. Tra questi spicca il nome di Elio Germano, attore di indiscusso talento e da tempo vicino a posizioni politiche di sinistra, che in più occasioni ha invitato il pubblico a difendere la Costituzione -3. Accanto a lui, si ritrovano nomi come Alessandro Gassmann, che in interviste ha definito la Carta fondamentale “scritta da persone con un cervello superiore”, quasi a volerne sottolineare l’intoccabilità, o lo storico Alessandro Barbero, il cui intervento contro la riforma era finito al centro di polemiche per una presunta censura social. La lista include anche Neri Marcorè, Sabina Guzzanti e il regista e conduttore Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, i quali, pur ammettendo la complessità tecnica della materia, motivano il loro dissenso con la preoccupazione che la riforma possa rendere la magistratura più vulnerabile alle ingerenze della politica -3.

Se la presenza di queste figure, alcune delle quali di lungo corso nel dibattito pubblico italiano, era forse scontata, il comitato per il “No” può contare anche sull’adesione di autorevoli esponenti del mondo giudiziario e accademico. Ex magistrati come Gianrico Carofiglio e procuratori del calibro di Nicola Gratteri e Raffaele Cantone hanno espresso forti perplessità, con quest’ultimo che ha paventato il rischio di una magistratura più “conformista” e meno incline a interpretare i cambiamenti sociali per timore di ritorsioni. A loro si aggiungono giuristi come Gustavo Zagrebelsky e il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, a dimostrazione di come il fronte del “No” cerchi di presidiare il terreno dell’alta divulgazione e del pensiero critico, contrapponendo argomentazioni giuridiche e scientifiche alla spinta riformatrice del governo -3-2.

L’anima politica e le mobilitazioni territoriali per il voto di marzo

A fare da collante tra queste anime diverse ci sono poi i partiti. Il lancio ufficiale della campagna, avvenuto a Roma al Centro Congressi Frentini lo scorso gennaio, ha visto la partecipazione dei principali leader dell’opposizione parlamentare. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno condiviso il palco con il segretario della Cgil Maurizio Landini, in un’insolita ma compatta ostentazione di unità -9. Il messaggio veicolato in quell’occasione era chiaro: la riforma Nordio rappresenterebbe un tentativo di “addomesticare” il terzo potere, di indebolire quel controllo che la magistratura è chiamata a esercitare anche nei confronti dell’esecutivo, e si inserirebbe in un disegno più ampio volto a scardinare i principi democratici sanciti dalla Costituzione -9.

Lo scontro politico si infiamma in vista del voto

Non sono mancate, nelle ultime settimane, scintille tra i protagonisti della contesa referendaria. Nel corso di un confronto pubblico a Palermo, lo stesso ministro Nordio e l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte si sono affrontati a distanza, con il primo che ha teso una mano alla magistratura promettendo un tavolo di confronto post-voto sui decreti attuativi – “non dico se ma quando avremo vinto il referendum”, ha dichiarato – e il secondo che ha replicato accusando il governo di voler realizzare una “giustizia addomesticata” -1-6. Un botta e risposta che testimonia quanto la campagna referendaria, al di là dei nomi celebri e degli appelli accorati, sia destinata a infiammarsi ulteriormente nelle prossime settimane, giocandosi principalmente sul filo della mobilitazione dell’elettorato e sulla capacità di ciascun fronte di portare alle urne i propri sostenitori. Il dato certo, al momento, è la mobilitazione di un vasto arcipelago di associazioni e comitati, come quello presieduto da Giovanni Bachelet, che nei prossimi giorni tenteranno di portare le loro ragioni in ogni piazza e quartiere -2-9.

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