Il 25 aprile di Mattarella e i colpi di pistola ad aria compressa a Roma
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Redazione Interno
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La ricorrenza dell’81mo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo, celebrata ieri in tutta Italia con i tradizionali cortei promossi dall’Anpi, ha offerto l’occasione per una riflessione alta da parte del capo dello Stato, Sergio Mattarella, il quale – intervenendo alla cerimonia ufficiale – ha definito la Resistenza «l’atto di nascita della nostra democrazia». Una formula, quest’ultima, che intreccia indissolubilmente il passato fondativo della Repubblica con la fragilità dei beni che ne costituiscono l’eredità, come la libertà e la pace. Due valori, ha aggiunto il presidente, che richiedono «consapevolezza e impegno» costante per essere preservati, senza mai darli per scontati. A fare da controcanto a queste parole, le piazze italiane si sono riempite di bandiere e di partecipazione: da Roma a Milano, passando per Bologna e Firenze, migliaia di persone hanno sfilato in un clima che, almeno in apparenza, mescolava memoria storica e attualità. Non sono mancati, infatti, riferimenti espliciti alle guerre in Medio Oriente e al dramma di Gaza, inseriti nei discorsi e negli striscioni di molte delegazioni; accanto ai cortei tradizionali dell’Anpi, sono state annunciate anche iniziative della galassia antagonista, a testimonianza di una data che il mondo dell’associazionismo di sinistra continua a fare propria con modalità differenti.
L’omaggio alle Fosse Ardeatine e le cerimonie fiorentine
La giornata romana si era aperta alle otto e mezza con l’omaggio alle Fosse Ardeatine, momento rituale e solenne promosso dall’Associazione nazionale partigiani italiani. Un atto dovuto, carico di significato, che ha preceduto lo sviluppo delle celebrazioni in altre città. A Firenze, il programma si è articolato in più tappe: alle otto una cerimonia al cimitero di Trespiano ha ricordato la partigiana Gilda La Rocca; alle nove e quarantacinque è stata scoperta una nuova lapide, quella dedicata alla memoria della «Resistenza senza armi» degli Internati Militari italiani, alla quale ha fatto seguito la deposizione di corone alle lapidi della scuola «Vittorino da Feltre». Un’ora più tardi, nella Piazza dell’Unità Italiana, una corona di alloro è stata deposta in onore dei caduti di tutte le guerre; infine, alle undici, la cerimonia sull’arengario di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria ha chiuso la mattinata toscana. Una sequenza di gesti, rigorosamente scandita, che ha restituito il senso di una tradizione ormai consolidata.
Spari a Parco Schuster: la dinamica raccontata dalla presidente dell’Anpi
Ma il pomeriggio romano è stato segnato da un episodio del tutto anomalo, destinato a lasciare il segno in una giornata che avrebbe dovuto celebrare la pace. Mentre a Parco Schuster era in corso una manifestazione del 25 aprile, due persone – entrambe con il fazzoletto dell’Anpi al collo – sono state ferite da colpi sparati con una pistola ad aria compressa. La presidente dell’Anpi provinciale di Roma, Marina Pierlorenzi, ha ricostruito la dinamica con la precisione che il caso richiedeva: i feriti sono marito e moglie, iscritti all’associazione. «La signora è stata ferita a una spalla», ha spiegato Pierlorenzi, «il marito alla gola e a una mano perché evidentemente ha tentato di ripararsi». Nessuno dei due, per fortuna, versa in condizioni gravi; l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha comunque definito l’accaduto «una cosa gravissima». Secondo quanto si è appreso, la coppia stava cercando un bar in via delle Sette Chiese, nelle vicinanze del parco, quando un uomo in sella a uno scooter ha estratto l’arma e ha sparato. La testimonianza della presidente aggiunge un dettaglio non secondario: i feriti hanno visto l’aggressore con casco e abbigliamento mimetico.
Un episodio ancora da incastrare nel quadro delle indagini
Resta al momento aperto il lavoro degli inquirenti, chiamati a verificare la dinamica esatta di un ferimento che – al di là della natura non letale dell’arma utilizzata – ha assunto una valenza simbolica particolarmente pesante, proprio nella giornata in cui si celebra la Liberazione dal regime fascista. La scelta del bersaglio (due persone riconoscibili grazie al fazzoletto partigiano) e la fuga in scooter subito dopo gli spari configurano un profilo che le forze dell’ordine non possono ignorare. Le piazze italiane, intanto, hanno continuato a sfilare; i cortei non si sono fermati, e neppure le dichiarazioni dei rappresentanti dell’Anpi si sono spinte oltre la constatazione della gravità del fatto. Quel che resta, al termine della giornata, è la giustapposizione di due piani distinti: quello solenne e istituzionale delle parole del presidente Mattarella, che richiamano alla fragilità della democrazia, e quello crudo di un gesto – isolato o meno che sia – che quella fragilità l’ha resa improvvisamente tangibile in via delle Sette Chiese.




