Tudor e Sarri, due mondi a confronto alla vigilia di Lazio-Juventus
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Redazione Sport
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Alla vigilia di una partita che per entrambe le formazioni rappresenta un tornante decisivo di questa stagione, gli atteggiamenti pubblici degli allenatori di Lazio e Juventus hanno disegnato due ritratti diametralmente opposti, rivelando approcci psicologici che, al di là dei convenevoli di rito, tracciano una linea netta tra le due panchine. Igor Tudor, del quale si è sempre sottolineata la tempra volitiva e a tratti persino intrattabile, ha sfoggiato una inedita placidità quando, interpellato sul rischio concreto di un esonero, ha affermato senza esitazione che la sua paura, «da zero a dieci, è zero, veramente». Una dichiarazione che, se da un lato potrebbe suonare come un atto di sfida verso una dirigenza spesso ritenuta impulsiva, dall’altro sembra invece il frutto di una consapevolezza interiore, quasi una filosofia zen che pochi gli attribuirebbero, sviluppata proprio mentre la sua squadra naviga in acque agitate e i risultati, quelli su cui tutto si giudica, faticano ad arrivare con la necessaria continuità.
Sarri e i ricordi sfumati della Juventus
Dall’altra parte, Maurizio Sarri, che della Juventus è stato allenatore, ha presentato la sfida con un misto di pragmatismo tattico e sottile distacco emotivo. Aspettandosi una gara «difficile» e sottolineando come la Juventus abbia «giocato alla pari con il Real Madrid», ha prefigurato per i suoi «momenti di sofferenza» che la squadra dovrà superare compatta. Ma è stato sul suo personale passato bianconero, un capitolo breve ma intenso della sua carriera, che ha steso un velo di ironia disarmante, affermando di avere «pochi ricordi, ci sono stato solo un anno, quello del lockdown». Una battuta, la sua, che chiude simbolicamente un periodo e concentra tutta l’attenzione sul presente, su una Lazio che deve trovare punti cruciali e su una Juventus da affrontare senza il bagaglio, forse ingombrante, della storia condivisa.
Il puzzle tattico di Tudor e gli assenti di Sarri
Sul fronte più strettamente tecnico, le scelte dei due tecnici iniziano a prendere forma, delineando schemi e soluzioni dettati sia dalla necessità che dalle circostanze. Tudor, stando a quanto trapela, sembra orientato verso un 3-5-2, una formazione che ben si adatta alla sua idea di calcio aggressivo e verticale. In questo disegno, il ritorno di Locatelli a centrocampo rappresenta un tassello fondamentale per la costruzione del gioco, mentre l’attacco potrebbe vedere per la prima volta dall’inizio la coppia Vlahovic-David, un esperimento atteso che potrebbe ridare smalto a un reparto spesso sterile. Qualche dubbio, invece, pesa sulla condizione di Yildiz, costretto a un leggero fastidio al ginocchio che potrebbe relegarlo in panchina, con Conceiçao pronto a prendere il posto di esterno di centrocampo.
La Lazio tra assenze confermate e nuove soluzioni
Nella squadra di Sarri, invece, le assenze sono un dato di fatto con cui fare i conti. Oltre a Nuno Tavares e Pellegrini, fuori anche Cancellieri, il cui posto nel tridente offensivo dovrebbe essere occupato da Isaksen, affiancato da Dia e Zaccagni. A centrocampo, Basic trova una nuova conferma, segnale di una fiducia che il tecnico ripone in lui nonostante le alternative a disposizione. Sul lato destro, infine, la coppia di terzini Marusic e Lazzari rappresenta una garanzia di esperienza e copertura, elementi che saranno vitali per contrastare le incursioni degli esterni avversari e per imbastire manovre pericolose sulla fascia.




