Prof Schettini manda un messaggio a Sfera Ebbasta, l'appello: "Non ce la faremo mai"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il professor Vincenzo Schettini, noto divulgatore e docente de "La Fisica Che Ci Piace", è intervenuto sulla vicenda che ha visto protagonista il trapper Sfera Ebbasta allo stadio San Siro di Milano. L'occasione era la partita tra Inter e Napoli, valida per la terza giornata del campionato di Serie A, ma l'attenzione del web si è concentrata su altro: l'ingresso dell'artista, al secolo Gionata Boschetti, nel box vip a bordo campo, scortato da dieci ragazze vestite in total black.
Una messa in scena che, nelle intenzioni, doveva servire a promuovere il nuovo progetto discografico del rapper ma che si è trasformata in un caso mediatico di vaste proporzioni.
Il peso del messaggio distorto
Nel suo ultimo post su Instagram, Schettini ha scelto di non limitarsi alla critica di costume, proponendo invece una riflessione che tocca il cuore dell'alleanza educativa tra mondo adulto, scuola e industria culturale.
Il docente ha evidenziato un doloroso contrasto di tempi e linguaggi: da un lato c'è il grido di dolore e di speranza di un padre, Franco, papà di Lorena Isceri, che attraverso i media ha chiesto aiuto alle istituzioni, alla politica e alla scuola per potenziare i centri antiviolenza e introdurre percorsi sull'affettività e sul rispetto della vita; dall'altro si assiste al trionfo di una trovata di marketing visivo che propone un modello relazionale totalmente opposto.
Dal punto di vista puramente commerciale, ammette il professore, la strategia ha raggiunto il suo scopo: la foto ha fatto il giro della rete, ha generato hype e tutti ne stanno parlando. Ma a quale prezzo educativo? Il punto centrale, secondo Schettini, non è la polemica moralistica, ma la natura del messaggio che viene veicolato a milioni di adolescenti: un'immagine distorta del rapporto con l'altro, in cui la persona rischia di essere ridotta a semplice fondale o trofeo per promuovere un prodotto.
L'appello agli artisti: una responsabilità condivisa con la scuola
Il nucleo del discorso di Schettini è un appello diretto a Sfera Ebbasta e a tutti i giovani artisti che muovono le masse giovanili. Gli insegnanti in aula e i genitori in famiglia, ha ricordato il docente pugliese, si sforzano quotidianamente di instaurare un dialogo profondo con i ragazzi, cercando di trasmettere il valore del rispetto della vita, dell'empatia e della dignità personale. Tuttavia, questo sforzo rischia di rivelarsi vano o insufficiente se la cultura di massa rema nella direzione opposta.
"Non ce la faremo mai o non ce la faremo mai abbastanza se anche voi cantanti, artisti che fate parte del mondo musicale e culturale non vi sforzerete di fare la stessa cosa", ha affermato Schettini, sottolineando come i giovani, se ascoltano gli adulti, ascoltino ancora di più i loro idoli. I cantanti e gli esponenti del mondo musicale e culturale, ha concluso, non vivono in una bolla isolata: sono modelli e punti di riferimento ascoltati e emulati dalle nuove generazioni e, per questo motivo, non possono chiamarsi fuori dalla sfida educativa.
La dinamica della trovata promozionale
A chiarire la genesi della presenza delle ragazze sono state le ricostruzioni giornalistiche e le testimonianze di alcune partecipanti. Tra le dieci giovani presenti c'era anche la showgirl e modella Elisa Mazzucchelli, la quale ha confermato che non si trattava di frequentazioni personali, ma di un incarico lavorativo gestito tramite un'agenzia milanese di eventi.
La richiesta era partita dall'agenzia dell'artista verso diverse agenzie di modelle e influencer del capoluogo lombardo: servivano dieci ragazze con un seguito social già consolidato, disponibili per una serata allo stadio in occasione del lancio del prossimo album. Le direttive sono arrivate insieme all'ingaggio: vestirsi di nero, pubblicare i contenuti concordati, non raccontare nulla e firmare patti di riservatezza.
La cifra del cachet resta chiusa dentro il contratto e, finita la partita, non c'è stata nessuna serata comune: l'artista è andato per conto suo, mentre le ragazze sono state riportate a casa.
Le reazioni nel mondo della scuola e dello spettacolo
Sulla vicenda sono intervenuti anche altri esponenti del mondo della scuola e dello spettacolo. Il professor Enrico Galiano, scrittore e insegnante di lettere, ha affidato ai social uno sfogo sul difficile equilibrio tra il lavoro educativo svolto in classe e i modelli che i ragazzi incontrano ogni giorno fuori dalla scuola. "Noi ci facciamo un culo assurdo", ha scritto Galiano, descrivendo nel dettaglio il lavoro fatto con gli studenti: discutere di diritti, analizzare articoli, pubblicità e contenuti dei social, riflettere sugli stereotipi e sul linguaggio.
Per il docente pordenonese, immagini come quelle viste a San Siro rischiano di rendere più difficile il lavoro svolto ogni giorno in classe sui temi del rispetto e della parità. Anche la giornalista Selvaggia Lucarelli è intervenuta sulla polemica, paragonando la scelta del trapper a quella di altre artiste e sottolineando come il confine tra oggettivazione e libertà di espressione sia molto sottile.
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