Si riparte con la stagione di pesca, tra speranze di ripopolamento e nodi burocratici irrisolti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica che segna il via alla pesca nella trota, per gli appassionati orobici, rappresenta un appuntamento che porta con sé, ormai da qualche anno, piú di una riflessione. Il countdown che scorre verso l’apertura generalizzata, quella che richiama sui torrenti oltre cinquemila pescatori attivi, non può ignorare il dato di fatto, innegabile, della rarefazione della risorsa ittica: i pesci, e in particolare i salmonidi, risultano sempre meno numerosi, nonostante gli sforzi profusi dalle associazioni e un cambio di passo culturale che, soprattutto tra i piú giovani, sta lentamente attecchendo. La Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee di Bergamo, attraverso l’operato delle sue oltre venticinque guardie ittiche volontarie, presidia il territorio con un’azione costante, che si concretizza nell’immissione di circa undici tonnellate di pesci, un quantitativo che si spera possa sostenere l’attività venatoria sportiva, regolamentando al contempo le catture per favorire la tutela delle specie autoctone, ed è in questo solco che si inserisce il cosiddetto “Progetto Marmorata”, iniziativa dedicata alla salvaguardia del predatore dei nostri fondali. La tradizione, insomma, prova a resistere, sebbene il significato stesso di questa giornata inaugurale si sia trasformato, evolvendosi in qualcosa di diverso rispetto al passato, e non certo per una flessione nel numero di licenze rilasciate.

Se in terra lombarda si lavora per preservare l’esistente, con un occhio di riguardo rivolto alla qualità genetica delle popolazioni ittiche, piú a sud, in Umbria, la macchina regionale si è mossa con largo anticipo per garantire l’avvio della stagione. In vista dell’apertura fissata per domenica ventidue febbraio, la giunta regionale, in sinergia con le associazioni di categoria, ha programmato un intervento massiccio di ripopolamento, che vedrà l’immissione di diciassette quintali di trote iridee sterili nei corsi d’acqua del Chiascio, del Topino e del Nera. Le operazioni, calendarizzate tra il diciassette e il venti febbraio, rappresentano un intervento concreto, reso possibile dal parere favorevole del ministero dell’Ambiente, che con un apposito decreto direttoriale ha dato il via libera all’iniziativa, nel pieno rispetto delle prescrizioni tecniche dettate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Un iter, questo, che conferma la volontà dell’ente di sostenere un settore, quello della pesca sportiva, riconoscendone le ricadute sul piano sociale ed economico del territorio.

Lo stallo normativo e le ripercussioni sul territorio

Ma se in Umbria si registra una sostanziale continuità, con un occhio proiettato già alla richiesta di autorizzazione per il triennio successivo, il clima che si respira nelle valli bergamasche è ben diverso, segnato da un’incertezza che rischia di compromettere gli equilibri faticosamente raggiunti. Il nodo cruciale della questione risiede nell’autorizzazione alle immissioni, un tema spinoso che da tempo tiene banco nelle sedi istituzionali. Sembrava poter rappresentare una svolta, una sorta di unicum nel panorama nazionale, la decisione con cui, lo scorso dicembre, il ministero dell’Ambiente aveva approvato lo “Studio del rischio” redatto dalla Provincia, autorizzando di fatto, per il triennio ventisei-ventotto, l’immissione di trote iridee sterili in tutti i corsi d’acqua ritenuti idonei del reticolo provinciale. Una finestra di respiro, che andava a sanare un vuoto normativo e una situazione di stallo che perdurava dall’estate del duemilaventidue, quando le direttive europee e le conseguenti interpretazioni nazionali avevano di fatto bloccato molte procedure di ripopolamento. Eppure, nonostante questo importante via libera, la sensazione di disagio tra i pescatori non accenna a diminuire.

I divieti provinciali e la mobilitazione dei pescatori

La ragione di questo malcontento, che ha portato a una vera e propria rivolta contro i recenti provvedimenti, va ricercata in una decisione successiva, che ha di fatto paralizzato quanto faticosamente costruito. Nonostante l’ok ministeriale, che sembrava aver spianato la strada per le semine del triennio, la Provincia ha introdotto un divieto, bloccando di fatto la possibilità di immettere nuove trote. Una scelta che, a pochi giorni dall’avvio della stagione, ha gettato nello sconforto le migliaia di appassionati, i quali vedono ora l’intera stagione a forte rischio, se non compromessa in partenza. Il paradosso, per molti versi incomprensibile, è che mentre a livello nazionale si riconosceva la bontà del piano provinciale, a livello locale si è deciso di porre un freno, inasprendo di fatto le limitazioni. Una situazione che stride non poco con gli sforzi profusi dalla Fipsas e dai suoi volontari, che già avevano provveduto al rilascio di sei quintali di trote iridee, convinti di operare nella piena legittimità, e che ora si trovano a dover fare i conti con un quadro normativo che appare quanto meno contraddittorio. Le guardie ittiche volontarie, che rappresentano un presidio fondamentale per il controllo del territorio, si trovano così a operare in un contesto di grande incertezza, dove la programmazione e la tutela delle specie, in particolare quella della marmorata, rischiano di passare in secondo piano rispetto alle pastoie burocratiche.

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