Pnrr, tra via libera Ue e criticità: i nodi irrisolti della transizione ecologica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la Commissione europea dà il suo assenso alla settima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, un finanziamento da 18,3 miliardi di euro – di cui 4,6 a fondo perduto e 13,7 in prestiti –, emergono con sempre maggiore evidenza le difficoltà nell’attuazione di alcuni progetti chiave, soprattutto quelli legati alla transizione ecologica. Se da un lato il governo Meloni esulta per il via libera, definendo l’Italia un "modello" per gli altri Stati, dall’altro i dati raccolti da Assonime dipingono un quadro meno ottimistico, con ritardi, scarse adesioni e criticità procedurali che rischiano di compromettere l’utilizzo di quasi 12 miliardi di euro destinati ad acquedotti, idrogeno e colonnine di ricarica.

Le ragioni di questi intoppi, secondo il rapporto, sono molteplici: istruzioni poco chiare, divari territoriali, rinunce da parte dei soggetti coinvolti e, non ultimo, la lentezza dei ministeri nel fornire indicazioni operative. Senza contare i dati mancanti, che rendono difficile monitorare l’effettivo avanzamento dei lavori. Sebbene il premier abbia sottolineato l’uso "virtuoso" degli strumenti del Pnrr, la realtà sembra più complessa, come dimostrano le parole critiche di esponenti dell’opposizione. Piero De Luca, per esempio, ha accusato l’esecutivo di aver "insabbiato e rallentato sistematicamente" il Piano, ricordando come la spesa effettiva si attesti ancora al 30% delle risorse totali.

Il via libera dell’Ue, arrivato dopo una revisione del Piano e con sei mesi di ritardo rispetto alle previsioni iniziali, riguarda il raggiungimento di 64 obiettivi, tra cui misure significative per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e interventi nel settore energetico. Ma è proprio su quest’ultimo fronte che le carenze appaiono più marcate, con progetti che faticano a decollare nonostante l’urgenza dettata dalla crisi climatica.

Mentre Trump, tornato alla Casa Bianca, riorienta la politica energetica statunitense verso i combustibili fossili, l’Europa continua a puntare sulla sostenibilità. Eppure, se i fondi del Pnrr non verranno spesi in tempi utili, il rischio è che l’Italia perda un’occasione storica per modernizzare le sue infrastrutture, con conseguenze che potrebbero ripercuotersi per anni. Senza contare che, come dimostrano alcune inchieste giudiziarie recenti, ritardi e opacità nella gestione dei fondi rischiano di aprire la strada a fenomeni di malaffare, già emersi in alcuni progetti legati alla ricostruzione post-sisma.

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