Torino, il dibattito sulla sicurezza tra riforme e nodi irrisolti
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Redazione Interno
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Nell’affollato salone del Circolo Ufficiali, durante il congresso regionale del Sap Piemonte, si è acceso il confronto sulle diverse prospettive politiche riguardo alla sicurezza, un tema che divide e accende gli animi. Al convegno, organizzato dal Sindacato autonomo di polizia, hanno preso parte figure di spicco come la vicepresidente del Senato Lucia Anna Rossomando, l’onorevole Nicola Molteni – collegato in videoconferenza nel ruolo di sottosegretario agli Interni – e l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, insieme alla senatrice Paola Ambrogio e al segretario generale del Sap Stefano Paoloni.
Al centro della discussione, il decreto-legge approvato dal governo Meloni il 4 aprile, che riprende gran parte delle disposizioni del disegno di legge “Sicurezza”, il cui iter parlamentare si era arenato tra le polemiche. Quel testo, presentato alla Camera all’inizio del 2024 e votato a settembre, aveva incontrato resistenze in Senato, complici le perplessità sollevate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella su alcune misure ritenute eccessive. La svolta arriva con la conversione in decreto, una mossa che – al di là delle necessità contingenti – ha riacceso il dibattito sull’efficacia delle politiche securitarie.
Le critiche non si sono fatte attendere. Come quelle di Mega e Mobilio, rispettivamente della Cgil e del Silp Cgil Basilicata, che hanno bollato il provvedimento come “un contentino”, lontano dalle esigenze reali. “La sicurezza si costruisce con organici adeguati e investimenti strutturali, non con norme simboliche”, hanno sottolineato, denunciando le carenze nel Materano e il rischio di chiusura del Reparto Prevenzione Crimine di Potenza. Un monito chiaro: “Proteggere gli agenti sulla carta serve a poco, se poi mancano i mezzi e il supporto concreto”.
C’è poi chi, come alcuni osservatori, legge nella mossa del governo una strategia più ampia, legata non solo alla volontà di accontentare la base elettorale ma anche a un disegno di consolidamento del potere. La rapidità con cui il ddl è stato trasformato in decreto, del resto, ha sollevato interrogativi sulle reali priorità dell’esecutivo. Senza contare che, come qualcuno ha fatto notare, strumentalizzare l’insicurezza può rivelarsi un’arma a doppio taglio, alimentando paure senza offrire soluzioni durature.




