Mascherine e quei 100 milioni alla Jc Electronics: Lisei chiede i documenti, il governo dice no
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Redazione Interno
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La transazione da oltre cento milioni di euro – per la precisione cento milioni, di cui ventitré effettivamente incassati a quanto dichiarato dall’interessato – continua a far discutere, e stavolta a muoversi è stato il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, il quale ha deciso di procedere autonomamente per fare chiarezza sull’accordo che ha visto protagonista la società Jc Electronics, l’impresa dell’imprenditore Dario Bianchi.
Pur non avendo ricevuto alcuna richiesta formale in tal senso, Lisei ha ritenuto opportuno avanzare una richiesta ufficiale al Ministero della Salute per ottenere la documentazione relativa all’intesa siglata il 31 ottobre 2025, con la quale il governo, guidato da Giorgia Meloni, ha preferito chiudere il contenzioso senza attendere l’esito dell’appello che avrebbe potuto ribaltare la condanna di primo grado, una condanna che inizialmente ammontava a oltre duecento milioni di euro a carico della presidenza del Consiglio e del ministero stesso.
La richiesta di Lisei e il muro dell’Avvocatura
Il senatore Lisei, che presiede la Commissione d’inchiesta, ha quindi rotto gli indugi e ha chiesto formalmente al ministero di poter visionare tutti i documenti relativi alla transazione, consapevole che senza un atto ufficiale della Commissione gli atti non sarebbero stati facilmente accessibili.
La mossa del presidente, se da un lato dimostra una certa volontà di trasparenza – come lui stesso ha dichiarato confidando nella trasparenza di tutti – dall’altro si scontra con la posizione dell’Avvocatura dello Stato, che ha già negato l’accesso agli atti richiesto dal senatore del Partito Democratico Francesco Boccia, il quale aveva presentato una richiesta analoga rimasta senza esito positivo.
Secondo quanto riferito da alcuni quotidiani nazionali, il ministero della Salute ha infatti opposto un rifiuto alla richiesta di Boccia, sostenendo la necessità di tutelare il segreto sulle trattative e tirando in ballo l’Avvocatura come baluardo della riservatezza dell’accordo.
Le parole di Dario Bianchi e i termini della transazione
A gettare ulteriore luce sulla vicenda è stata l’intervista rilasciata a Domani dallo stesso Dario Bianchi, il titolare della Jc Electronics, che ha spiegato come la cifra effettivamente incassata dalla sua società sia di gran lunga inferiore rispetto ai cento milioni di euro che spesso vengono citati: «Su 100 milioni di euro ne ho ottenuti 23 perché come parte in causa c’erano anche altri veicoli finanziari», ha dichiarato l’imprenditore, chiarendo che la transazione ha coinvolto una pluralità di soggetti e che la liquidazione c’è stata, ma non per l’intero importo che era stato paventato.
Le sue parole, riportate dai media, confermano che il governo – nonostante la condanna in primo grado per mascherine difformi e poco filtranti – abbia scelto la via del compromesso economico per chiudere definitivamente il contenzioso, rinunciando a un appello che avrebbe potuto ribaltare la decisione del tribunale e che ora, a distanza di mesi, continua a sollevare interrogativi sulla bontà della scelta operata dall’esecutivo.
Il nodo politico e il ruolo della Commissione
La vicenda si sta trasformando in un terreno di scontro politico piuttosto acceso, con l’opposizione che chiede conto al governo di una transazione ritenuta opaca e la maggioranza che, attraverso le parole del senatore Lisei, prova a rivendicare il proprio impegno per la trasparenza, sebbene al momento la Commissione parlamentare d’inchiesta non abbia ancora deliberato formalmente una richiesta ufficiale di accesso agli atti.
Il fatto che il ministero della Salute abbia negato a Boccia la possibilità di vedere le carte dell’accordo, adducendo motivazioni legate alla riservatezza e alla necessità di preservare l’operato dell’Avvocatura, finisce per alimentare il sospetto che l’esecutivo voglia tenere nascosti i dettagli di un’intesa che, a prescindere dall’esito giudiziario, ha impegnato risorse pubbliche per una cifra complessiva considerevole.
Lisei, da parte sua, ha fatto sapere di aver agito in autonomia proprio per bypassare questi ostacoli, ma la strada per ottenere effettivamente i documenti appare ancora in salita, perché la Commissione dovrà riunirsi e decidere se fare propria la richiesta, trasformandola in un atto ufficiale che il ministero non potrà più ignorare.
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