Campi Flegrei, il sollevamento prosegue a 25 millimetri al mese e la notte trema

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La terra sotto i Campi Flegrei non smette di dare segnali, che gli scienziati interpretano attraverso i numeri precisi dei loro strumenti. L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso il suo Osservatorio Vesuviano, ha infatti comunicato che il sollevamento del suolo nell'area di massima deformazione mantiene, a partire dal 10 ottobre dello scorso anno, un ritmo medio mensile di circa 25 millimetri. Un dato costante, che si inserisce in un quadro più ampio di intensificazione dell'attività, confermato anche dai parametri geochimici monitorati: questi, secondo quanto riportato nel bollettino settimanale relativo al periodo tra il 29 dicembre e il 4 gennaio, proseguono nel loro trend di lungo termine che indica un riscaldamento del sistema idrotermale e un incremento dei flussi gassosi già noto da tempo. Proprio in quella stessa settimana di riferimento, i sismografi hanno localizzato venticinque eventi sismici, un preludio a quanto sarebbe accaduto poco dopo.

Due scosse ravvicinate nella notte

È stato nel cuore della notte tra il 5 e il 6 gennaio che l'inquietudine ha scavalcato la soglia della percezione, trasformando i dati in un'esperienza concreta per molti abitanti della zona. Un minuto, infatti, è bastato per separare due distinte scosse, la più significativa delle quali ha fatto registrare una magnitudo di 3.1, seguita appena sessanta secondi più tardi da un'altra di magnitudo 2.9. Entrambi i terremoti, che hanno avuto il loro epicentro nell'area della Solfatara e sono stati generati a profondità comprese tra i due e i tre chilometri, sono stati chiaramente avvertiti dalla popolazione, svegliata di soprassalto, sebbene non siano pervenute segnalazioni di danni a cose o persone. Quella che è stata definita dagli esperti come una sequenza sismica aveva avuto inizio qualche minuto prima, alle 3.19, e nei fatti si è articolata in una decina di eventi complessivi.

Un quadro in continua evoluzione

Il fenomeno notturno, per quanto di energia moderata, si colloca all'interno di un contesto di vigilanza costante, dove ogni singolo dato acquisisce un peso specifico nella comprensione della dinamica dell'intero sistema vulcanico. L'accumulo di eventi, del resto, non rappresenta un episodio isolato, dal momento che già nella giornata precedente, nel primo pomeriggio, un'altra scossa di magnitudo analoga era stata registrata dagli stessi strumenti. L'attenzione degli studiosi resta quindi massima, concentrata nell'analisi incrociata di ogni parametro disponibile, dalla velocità di sollevamento del suolo – che per alcuni rappresenta il dato più rilevante e continuativo – alla composizione chimica dei gas emessi dalle fumarole, fino alla sismicità più o meno intensa che caratterizza i diversi periodi.

Monitoraggio e scenari possibili

La sequenza delle ultime ore, dunque, pur non avendo causato conseguenze di rilievo sul piano della sicurezza pubblica, contribuisce a delineare un quadro di attività persistente, che gli esperti osservano senza allarmismi ma con la necessaria rigore scientifico. La sinergia tra i diversi indicatori – deformazione del suolo, sismicità e variazioni geochimiche – fornisce gli elementi per una valutazione complessiva dello stato del vulcano, la cui evoluzione è oggetto di aggiornamenti periodici e di modelli interpretativi sempre più raffinati. In un'area densamente popolata come quella flegrea, il lavoro degli scienziati dell'Osservatorio Vesuviano costituisce il fondamento per qualsiasi riflessione, basandosi su una rete di monitoraggio che opera ventiquattr'ore su ventiquattro per cogliere ogni minimo mutamento nella respirazione sotterranea di uno dei vulcani più sorvegliati al mondo.

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