L'Italia paralimpica vola a Cortina: quattro medaglie in un giorno, Bertagnolli d'oro e De Silvestro d'argento
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Redazione Sport
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Una raffica di medaglie che profuma di storia, quelle vinte oggi sulle nevi di Cortina d’Ampezzo, dove la squadra azzurra di sci alpino paralimpico ha letteralmente sfondato il muro dei sette podi di Pechino 2022, archiviando la spedizione cinese con ancora cinque giorni di gare da disputare. La combinata, disciplina che somma i tempi di una manche di supergigante e una di slalom, ha regalato all’Italia un bottino pesantissimo: quattro medaglie, distribuite tra le diverse categorie, che proiettano la delegazione italiana in una dimensione numerica che non si vedeva da Lillehammer 1994, quando furono tredici. A trascinare la squadra, il volto ormai noto di Giacomo Bertagnolli, trentino di nascita, che con la sua guida Andrea Ravelli ha conquistato l'oro nella categoria ipovedenti, riscattando l'argento di ieri e aggiungendo il metallo più pregiato a un metallo – quello del bronzo in discesa – già appeso al collo. “Ve lo avevo promesso”, ha commentato a caldo, visibilmente sollevato e stanco, raccontando di quelle gambe che dolevano e di una partenza “col coltello tra i denti”, perché la visibilità era poca e lo slalom non lo sentiva dentro, ma la spinta del pubblico e la determinazione hanno fatto il resto. Non è mancata la nota ironica del suo accompagnatore, Andrea Ravelli, il quale, scherzando, ha sottolineato come quel richiamo a cambiare marcia abbia sortito l’effetto sperato, rendendo l'oro ancora più “dichiarato” e voluto.
La tripletta d'argento: Pelizzari, De Silvestro e la conferma di Chiara Mazzel
Se il primo gradino del podio profuma di rivalsa personale per Bertagnolli, il secondo posto ha portato firme altrettanto pesanti, a cominciare da quella di René De Silvestro, bellunese di San Vito di Cadore, che gareggiava letteralmente a pochi tornanti da casa. Nella categoria sitting, l'azzurro ha sfiorato l'oro per undici centesimi, inchinandosi solo all'olandese Jeroen Kampschreur, uno dei grandi dello sci seduto. La sua prestazione nello slalom è stata definita da lui stesso come da applausi, partendo dal terzo posto del supergigante e rimontando fino a sperare nel tempo migliore, quando ha varcato la linea d'arrivo convinto di essere davanti. “Avevo una rabbia dentro”, ha confessato, ma il verdetto del cronometro ha premiato l'avversario, e a De Silvestro non è rimasto che riconoscere il valore di Kampschreur, pur con l'amaro in bocca per un successo sfumato per un soffio. La sua medaglia, la nona per l'Italia, ha simbolicamente sancito il sorpasso nei confronti delle ultime Paralimpiadi invernali.
Accanto a lui, un altro argento di valore è stato messo al collo da Federico Pelizzari, lecchese, nella combinata standing. Una gara, la sua, combattuta e sofferta, come emerge dalle sue dichiarazioni: contentissimo per un metallo aspettato da tempo, ma anche un po' rammaricato per aver perso un bastoncino in cima al tracciato, un episodio che non gli ha impedito di limitare i danni e di regalarsi un'emozione che ha definito “stupenda”. Alle sue spalle, a completare la giornata trionfale, la conferma di Chiara Mazzel, trentina di Vigo di Fassa, che nella combinata ipovedenti ha conquistato il terzo argento di giornata. Per lei, che non era mai scesa dal podio in questi Giochi, si tratta della terza medaglia in altrettante gare: dopo l'argento in discesa e l'oro di ieri in supergigante, oggi è arrivato un altro argento, definito “inaspettato” dalla stessa atleta, che non riteneva lo slalom la sua specialità più congeniale.
Un medagliere che corre veloce verso i record del passato
La prestazione della squadra azzurra assume contorni ancor più definiti se analizzata nel contesto del medagliere complessivo e dei confronti con le edizioni passate. Con le quattro medaglie di oggi, l'Italia ha toccato quota nove podi totali (tre ori, cinque argenti e un bronzo), migliorando già il dato di Pechino 2022, quando i podi furono sette, ma con un oro in meno. Un dato che assume rilevanza se si considera che le giornate di gara a disposizione sono ancora cinque, e le chance di incrementare ulteriormente il conto sono concrete, soprattutto considerando che atleti come Mazzel e Bertagnolli hanno ancora energie e gare da disputare. La prima, nonostante il mal di testa che l'ha accompagnata durante la prova di oggi, ha parlato di una spinta in più ricevuta dalle medaglie per affrontare le prossime sfide. Il secondo, invece, ha apertamente dichiarato di avere bisogno di riposo, di “power naps” per ricaricarsi in vista delle due gare che lo attendono, perché la missione non è finita.
Guardando al medagliere storico, l'ombra di Lillehammer 1994 si allunga sempre più: in Norvegia, l'Italia portò a casa tredici medaglie, tutte d'argento e di bronzo, mentre in questa edizione casalinga il metallo più prezioso è già stato conquistato in tre circostanze. La combinata odierna ha visto protagonisti anche altri azzurri, come Martina Vozza, quinta nella categoria ipovedenti, a testimonianza di una squadra che, nel complesso, sta producendo prestazioni di altissimo livello. Il pubblico sulle Tofane, con bandiere e cori, ha fatto da cornice a un'impresa collettiva che ha del clamoroso, se si pensa che l'obiettivo dichiarato alla vigilia, quello di raggiungere la doppia cifra, è già stato centrato, e adesso lo sguardo può spingersi più in là, verso quei numeri che appartengono a un'era lontana dello sport invernale italiano.
Il dettaglio delle gare e le reazioni degli atleti
Analizzando nel dettaglio le performance, emerge con chiarezza la difficoltà tecnica della combinata. Per Chiara Mazzel, ad esempio, mantenere il vantaggio dopo il secondo posto nel supergigante non era scontato, considerando che lo slalom rappresenta il suo tallone d'Achille. La sua guida, Nicola Cotti Cottini, ha sottolineato come l'atleta sia riuscita a concentrarsi per quarantacinque secondi nonostante il malessere fisico, risultando regolare in una disciplina in cui solitamente “pecca un pochino di più”. Per Federico Pelizzari, la gara è stata una liberazione: il tempo di attesa della medaglia è finito, e nonostante una sbavatura come la perdita del bastoncino, la prestazione è stata superiore alle aspettative. Quanto a René De Silvestro, l'undici centesimi che lo separano dall'oro rappresentano lo scarto più amaro, ma la sua prova da applausi nello slalom, partendo dal terzo posto del supergigante, ha dimostrato una tenuta nervosa e fisica notevole. L'olandese Kampschreur, che lo ha preceduto, è un campione affermato, e il secondo posto assume comunque i contorni di un'impresa. Per Bertagnolli, infine, la stanchezza accumulata è evidente: le sue parole, quelle di chi “non vedeva fuori niente” durante la manche, raccontano la fatica di chi spinge al limite in condizioni di visibilità ridotta, affidandosi ciecamente alla voce di Ravelli che, con uno zaino contenente una cassa bluetooth da dieci chili, gli trasmetteva ritmo e indicazioni, come avviene del resto anche per altre coppie della nazionale.




