La doppia vita di Luca Spada, autista della Croce Rossa, e il filo che lo lega a un’impresa funebre nell’inchiesta per omicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ritratto che emerge di Luca Spada, il ventisettenne di Meldola finito al centro di un’inchiesta della Procura di Forlì per la morte di cinque anziani trasportati in ambulanza, è quello di una figura dai molteplici strati, un ragazzo che la sua comunità, quella romagnola, ha visto crescere tra banconi di piadinerie e divise del volontariato. Nella biografia del suo profilo Instagram, lui stesso ci teneva a sottolineare questa dualità, quella del “produttore e conservatore della tradizione romagnola” – e lì ci stanno le piadine – accanto all’impegno come soccorritore, un impegno che, a sentire chi lo ha incrociato in questi anni, sembrava essere il perno della sua esistenza. Ma è un’esistenza che ora gli inquirenti stanno setacciando centimetro per centimetro, e tra le maglie di questa rete di relazioni e frequentazioni, ne è spuntato un dettaglio che potrebbe offrire una lente diversa attraverso cui leggere l’intera vicenda: i suoi contatti con un socio di un’agenzia di pompe funebri.

La procura, che procede con il consueto riserbo e che ha notificato a Spada un avviso di garanzia già a novembre, si trova ora a dover vagliare la natura di questi rapporti. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di un elemento che gli investigatori danno per certo come movente, ma è un tassello che, una volta messo in fila con altri, potrebbe comporre un quadro più ampio. Secondo quanto ricostruito, i contatti telefonici e alcuni incontri tra Spada e un impresario funebre sarebbero stati frequenti, abbastanza da attirare l’attenzione di chi indaga. Da più parti, e con le dovute cautele del caso, si è parlato di una possibile collaborazione “a chiamata” del giovane con l’impresa, un’ipotesi che però è stata prontamente e fermamente smentita dalla stessa agenzia coinvolta, le Onoranze Funebri Romagna di Meldola. “È un amico di famiglia, lo conosciamo da quando era bambino”, hanno tenuto a precisare dall’azienda all’ANSA, chiudendo la porta a qualsiasi ipotesi di un rapporto professionale.

La cautela degli investigatori, in questa fase, è d’obbligo. La pesantissima accusa contestata a Spada, quella di omicidio volontario continuato e aggravato dalla premeditazione, poggia su un’impalcatura indiziaria che, al momento, non contempla un perché chiaro. E proprio l’assenza di un movente è ciò che ha spinto i carabinieri, coordinati dal capo della procura Enrico Cieri e dal pm Andrea Marchini, a seguire ogni possibile pista, compresa quella che porta alla piccola agenzia funebre del paese. Il 27enne, dal canto suo, continua a professarsi estraneo ai fatti, e lo ha fatto con una determinazione che traspare dalle interviste rilasciate in questi giorni, dove ribadisce di aver sempre seguito i protocolli e di aver richiesto l’intervento dell’automedica in tutte le occasioni in cui i pazienti, tutti con gravi patologie e in molti casi allettati, si sono sentiti male durante il trasporto.

I minuti in solitaria e le immagini delle telecamere

Mentre si cerca di delineare il perimetro delle conoscenze di Spada, l’indagine prosegue su un altro fronte, altrettanto delicato: quello delle immagini riprese all’interno dell’ambulanza. I carabinieri del comando provinciale di Forlì stanno analizzando i filmati delle telecamere che erano state installate nel mezzo dopo le prime, anonime segnalazioni giunte in procura nella primavera del 2025. Ebbene, da una prima visione, sarebbe emerso che il ventisettenne sarebbe rimasto solo con i pazienti per diversi minuti, e in quei lassi di tempo i movimenti del soccorritore, a giudizio di chi sta esaminando le immagini, sarebbero stati “anomali”, sebbene le riprese non siano chiarissime e lascino margini di interpretazione.

L’ipotesi accusatoria, che la difesa di Spada – rappresentata dall’avvocato Gloria Parigi – contesta punto su punto, è che il giovane abbia provocato un arresto cardiaco agli anziani o tramite iniezioni, sfruttando il cosiddetto effetto bolla d’aria, o intervenendo manualmente sulle loro vie respiratorie. Un’accusa che trova un parziale contraltare nelle parole di alcuni familiari delle vittime. Quello di una donna di 85 anni, deceduta il 25 novembre, ha rotto il riserbo per dichiarare ai microfoni che la madre non era affatto una malata terminale, contrariamente a quanto sostenuto da Spada, e che la famiglia chiede solo che venga fatta piena luce su cosa sia realmente accaduto.

I sequestri e la difesa di “Spadino”

A metà dicembre l’inchiesta aveva subito un’accelerazione significativa con il sequestro di materiale ritenuto di interesse investigativo. Si è parlato molto, in queste ore, di una valigetta personale che sarebbe stata in uso a Spada, ma il diretto interessato ha voluto precisare, senza mezzi termini, che non si trattava affatto di un suo effetto personale bensì di un comune contenitore per lo smaltimento di presidi medici taglienti, di quelli che si trovano in qualsiasi ambiente sanitario. Il 27enne, che in paese tutti chiamano “Spadino” e che è diventato padre da pochi mesi, insiste sulla propria innocenza con la stessa forza con cui, a suo dire, ha sempre creduto nei valori della Croce Rossa, l’associazione in cui è entrato a quattordici anni e per cui lavora come dipendente da quattro.

L’immagine del ragazzo che durante l’alluvione del 2023 salvò un’anziana utilizzando una porta di fortuna, un episodio che gli valse persino un riconoscimento pubblico, stride con quella che emerge dagli atti dell’inchiesta. Ma le indagini, come è ovvio che sia, non si fermano alle apparenze o alla memoria di un gesto eroico. Ora gli investigatori stanno setacciando i tabulati telefonici e verificando se, al di là delle smentite ufficiali, quei contatti con l’agenzia di pompe funebri possano nascondere qualcosa di più di una semplice amicizia di famiglia. Un’altra pista, insomma, che si aggiunge a quella dei filmati e delle testimonianze dei colleghi, molti dei quali, a quanto pare, sarebbero stati tra i primi a nutrire dei sospetti.

Description: L'inchiesta di Forlì sulla morte di cinque anziani in ambulanza: spunta il legame tra l'autista Luca Spada e un'impresa funebre. Le ultime notizie.

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