Mondiali 2026, la giornata dei debuttanti tra Capo Verde e le ombre sull'Iran

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il primo lunedì della Coppa del Mondo FIFA 2026, in calendario per il 15 giugno, si configura come una giornata cruciale per le ambizioni di diverse nazionali: chi parte forte, come recita un antico imperativo categorico del calcio che si rispetti, ipoteca il passaggio del turno; chi inciampa, al contrario, è costretto a rincorrere immediatamente nelle due gare successive, con il fiato sul collo.

A scendere in campo, tra stadi che vanno da Atlanta a Seattle passando per Los Angeles, ci saranno alcune delle formazioni più attese del pianeta, ma anche quelle che di storie da raccontare ne hanno davvero tante, forse anche troppe. Se da un lato il grande pubblico segue con attenzione il debutto della Spagna di De La Fuente, reduce da un percorso che l’ha consacrata tra le favorite alla vittoria finale a sedici anni di distanza dal trionfo sudafricano del 2010, dall’altro l’occhio è puntato soprattutto sull’esordio più discusso di questo mondiale: quello dell’Iran.

La favola (e la realtà) di Spagna e Capo Verde

Si parte alle ore 18 italiane, con il fischio d’inizio che echeggia nel Mercedes-Benz Stadium di Atlanta: di fronte, la Spagna e la piccola Capo Verde, una delle più curiose “favole” di questa edizione del torneo. L’arcipelago africano, forte di soli 530mila abitanti e reduce dall’impresa di aver eliminato il Camerun nelle qualificazioni, vive la sua prima storica partecipazione alla Coppa del Mondo; sei dei suoi convocati, a testimonianza di una diaspora che arricchisce il calcio europeo, sono addirittura nati a Rotterdam.

Sulla carta, per gli iberici di Luis de la Fuente (che possono contare su un centrocampo stellare e sul possibile recupero di Lamine Yamal), si tratta di una sfida a senso unico, un confronto che sa di Davide contro Golia. Eppure, il fascino delle “piccole” che arrivano al ballo delle grandi risiede proprio nell’imprevedibilità, anche se per la selezione africana il solo fatto di calcare questi palcoscenici rappresenta già una vittoria, indipendentemente dal risultato che uscirà dal rettangolo verde.

Il Belgio e le insidie della notte

In serata, alle 21, tocca a un’altra delle protagoniste attese: il Belgio, l’eterna incompiuta che per anni ha viaggiato sulla cresta dell’onda con la sua “generazione d’oro” senza mai riuscire a trasformare il potenziale in successi concreti. Oggi quella generazione è al tramonto, ma la panchina è stata affidata a Rudi Garcia, vecchia conoscenza della Serie A, e il trio composto da De Bruyne e Lukaku (nonostante le ultime stagioni segnate da infortuni) promette ancora scintille di fronte all’Egitto di Salah, una squadra fisica dal grande carattere.

Nella notte, poi, il programma si infittisce ulteriormente con due match che chiudono la prima giornata dei gironi: da una parte l’Uruguay, che per la prima volta affronta un mondiale senza l’icona Luis Suarez, sfida l’Arabia Saudita (già capace di sorprendere l’Argentina nell’edizione qatariota), dall’altra c’è l’incontro più chiacchierato, quello che vede opposti l’Iran e la Nuova Zelanda.

Tensioni politiche e difficoltà logistiche per l’Iran

Più che per l’aspetto meramente tattico, gli occhi sono puntati sulla selezione persiana a causa del vortice di polemiche che la circonda ormai da mesi. La nazionale iraniana, che agli ultimi mondiali era già stata al centro dell’attenzione per le proteste, quest’anno ha dovuto fare i conti con una serie di intoppi logistici impressionanti: prima la questione dei visti – gli Stati Uniti si sono rifiutati di concederli a circa quindici membri dello staff tecnico – poi la difficile organizzazione della trasferta.

La squadra, alla fine, ha dovuto allestire il proprio campo base a Tijuana, in Messico, invece che a Tucson, in Arizona, ed è costretta a viaggi avanti e indietro dal Messico agli Stati Uniti in giornata per giocare le proprie partite. A rendere l’atmosfera ancora più tesa ci pensa la situazione politica: Los Angeles, soprannominata “Tehrangeles” proprio per l’enorme comunità iraniana in esilio, potrebbe trasformarsi in un teatro di proteste contro il regime degli ayatollah.

Ci si aspetta che alcuni manifestanti sventolino la vecchia bandiera imperiale (quella del leone e del sole) invece di quella ufficiale della Repubblica Islamica, e si parla già della possibilità di fischi durante l’esecuzione dell’inno nazionale, esattamente come accadde in Qatar nel 2022.

Il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha chiesto ufficialmente l’intervento della Fifa affinché venga garantita l’esposizione della sola bandiera ufficiale, ricordando i protocolli dell’organizzazione che vietano simboli politici, mentre il ministro dello Sport ha addirittura minacciato di interrompere la partita se dovessero comparire simboli ostili.

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