Trump e Starmer provano a ricucire dopo le tensioni sull'Iran: colloquio telefonico sull'uso delle basi Raf

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo ministro britannico, Keir Starmer, hanno avuto un colloquio telefonico nel pomeriggio, incentrato sulla crisi in Medio Oriente e sulla cooperazione militare tra i due paesi. Lo ha reso noto il governo di Londra, specificando che la discussione, la prima dopo gli attacchi verbali degli ultimi giorni, ha riguardato l'utilizzo delle basi della Royal Air Force a sostegno dell'autodifesa collettiva dei partner nella regione. Un utilizzo che, va ricordato, era stato inizialmente negato da Londra per le prime ondate di attacchi, scatenando l'ira della Casa Bianca.

Nel dettaglio del comunicato di Downing Street, si apprende che Starmer ha voluto esprimere le sue "sincere condoglianze" a Trump e al popolo americano per la morte di sei soldati statunitensi, caduti nel nono giorno di conflitto con l'Iran. Il premier britannico, interpellato in merito poche ore dopo la chiamata, ha tenuto a sottolineare come Regno Unito e Stati Uniti "lavorino insieme ogni singolo giorno, come hanno sempre fatto", un'affermazione volta a smorzare le polemiche sulla cosiddetta "relazione speciale" che, secondo molti osservatori e politici dell'opposizione, avrebbe subito una pesante battuta d'arresto.

Le scintille, infatti, non erano mancate nei giorni precedenti. Trump, in diverse dichiarazioni pubbliche e sui social, aveva definito Starmer "non certo Winston Churchill", accusandolo di essere stato troppo lento nel concedere l'appoggio militare. "È un po' tardi per inviare navi, vero?", aveva commentato il presidente americano riferendosi al possibile dispiegamento della portaerei HMS Prince of Wales, aggiungendo, con una chiara frecciata, che gli alleati "leali sono già dentro" il conflitto. Londra, per bocca della ministra degli Esteri Yvette Cooper, aveva replicato con fermezza, sostenendo che spetta esclusivamente al governo britannico "decidere qual è l'interesse nazionale", senza esternalizzare la politica estera ad altri paesi, memori forse degli errori della guerra in Iraq del 2003.

Le accuse di opportunismo e il cambio di passo di Londra

La telefonata di domenica rappresenta un tentativo di ricucire uno strappo che sembrava profondo. L'amministrazione Trump non aveva gradito l'iniziale rifiuto di Starmer di autorizzare l'uso di basi strategiche come RAF Fairford, in Gloucestershire, e Diego Garcia, nell'oceano Indiano, per gli attacchi preventivi contro obiettivi del regime di Teheran. Una decisione, quella del premier laburista, giustificata con la necessità di rispettare il diritto internazionale e di agire solo con un "piano valido e ponderato", che aveva portato l'opposizione conservatrice a parlare di "negligenza dei doveri" e di danno "immenso e potenzialmente duraturo" alle relazioni bilaterali.

Solo successivamente, con l'intensificarsi delle ostilità e dopo che un drone, secondo il Times equipaggiato con hardware militare russo, ha colpito una base della Raf a Cipro, il governo britannico ha concesso agli Stati Uniti l'uso delle proprie installazioni, seppur per scopi difensivi limitati. Un cambio di passo che Trump ha liquidato come tardivo, ma che Starmer ha difeso come frutto di una valutazione in itinere degli interessi nazionali e della sicurezza dei propri militari, co-localizzati con quelli americani nelle stesse basi. La cooperazione, hanno tenuto a precisare fonti militari, prosegue a livello di intelligence e di protezione congiunta delle installazioni, nonostante le schermaglie verbali tra i due leader.

La dimensione militare del conflitto e il pressing di Washington

Mentre i leader cercano un nuovo equilibrio nelle relazioni bilaterali, il conflitto in Iran prosegue inesorabile nel suo decimo giorno. Le forze statunitensi e israeliane continuano le loro operazioni, con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha dichiarato che sarà Trump a dettare i termini della resa di Teheran, in concerto con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Sul terreno, l'esercito israeliano (Idf) ha rivendicato nuovi attacchi contro infrastrutture dei pasdaran e dei Basij, mentre dalla Turchia è arrivato l'annuncio dello schieramento di sei caccia F-16 a Cipro Nord, una mossa giustificata con la necessità di rafforzare le difese della comunità turca dopo l'attacco del drone alla base britannica di Akrotiri, che secondo le autorità cipriote sarebbe stato lanciato da Hezbollah in Libano.

Sul fronte energetico, il prezzo del petrolio continua a volare, con il Brent che ha superato i 114 dollari al barile, spingendo i paesi del G7 a valutare il rilascio coordinato delle riserve strategiche per frenare la corsa del greggio. Una riunione di emergenza è prevista per discutere la misura, che coinvolgerebbe l'Agenzia internazionale per l'energia e mirerebbe a immettere sul mercato diverse centinaia di milioni di barili. La situazione rimane tesa anche nel Golfo, con il Bahrein che ha denunciato un attacco con droni che ha ferito 32 civili, tra cui bambini, e l'Arabia Saudita che ha condannato le aggressioni iraniane come "riprovevoli e ingiustificate".

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