Stratwarming a novembre, il vortice polare può già invertirsi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Lo stratwarming potrebbe manifestarsi già all’inizio di novembre, con un indebolimento eccezionale dei venti occidentali nella stratosfera artica e la possibilità che arrivino a invertirsi. Le proiezioni meteorologiche diffuse a fine ottobre mostrano un segnale particolarmente marcato, ma i principali modelli non concordano ancora sull’evoluzione della circolazione atmosferica. L’eventuale formazione di un riscaldamento stratosferico improvviso maggiore, noto come major Sudden Stratospheric Warming (SSW), dipenderà dall’effettiva intensità del fenomeno e dalla conferma dell’inversione dei venti. La previsione richiama l’attenzione perché si colloca in una fase precoce della stagione fredda, quando il vortice polare è normalmente ancora in consolidamento.
Vortice polare, perché i modelli segnalano un’anomalia
Il vortice polare è una vasta circolazione ciclonica che interessa le regioni artiche e si estende dalla troposfera alla stratosfera, mantenendo al proprio interno masse d’aria molto fredde. Durante l’autunno tende a rafforzarsi, mentre i venti occidentali che ruotano attorno al Polo Nord contribuiscono a mantenere la circolazione relativamente compatta. Un rallentamento significativo può modificare questa struttura, favorendo un allungamento del vortice o la sua suddivisione in nuclei distinti. È proprio il calo della velocità dei venti stratosferici a distinguere le attuali proiezioni da una normale evoluzione stagionale, anche se un indebolimento non equivale automaticamente a uno stratwarming maggiore.
Le elaborazioni dei centri di previsione mostrano differenze importanti. Alcune corse deterministiche del modello europeo IFS e del sistema statunitense GFS prospettano un’inversione dei venti occidentali, mentre AIFS, il sistema basato sull’intelligenza artificiale sviluppato dal centro europeo, mantiene la circolazione occidentale pur indicandone un netto rallentamento. Il passaggio dei venti fino allo zero, ipotizzato intorno al 4 novembre in alcune proiezioni, rappresenta un segnale da verificare e non la conferma di un evento già avvenuto. La divergenza tra le simulazioni rende quindi necessario distinguere la tendenza comune all’indebolimento dall’esito più estremo prospettato soltanto da alcune elaborazioni.
Che cosa potrebbe cambiare per il tempo in Europa
Un riscaldamento improvviso della stratosfera può alterare la forma e la posizione del vortice, fino a provocarne una scissione in due lobi. Se il disturbo si trasferisce anche alla troposfera, la circolazione atmosferica alle medie latitudini può cambiare e favorire discese di aria fredda verso alcune aree dell’emisfero settentrionale. La direzione di queste eventuali irruzioni dipende dalla configurazione che si stabilisce alle quote inferiori: l’Europa non è necessariamente la destinazione delle masse d’aria artica, che possono interessare anche il Nord America o altre regioni. Per questo un segnale stratosferico intenso non consente, da solo, di prevedere gelo o neve sull’Italia.
Per identificare un evento major, uno dei criteri meteorologici utilizzati è l’inversione della media giornaliera dei venti zonali a 10 ettopascal, alla latitudine di 60 gradi nord. Una carta che mostra temperature stratosferiche elevate o anomalie termiche positive non basta invece a certificare il raggiungimento di questa soglia. Occorre valutare anche la circolazione dei venti e la possibile propagazione del disturbo verso gli strati atmosferici inferiori. La distinzione è essenziale perché possono verificarsi irruzioni fredde anche senza un riscaldamento stratosferico maggiore, mentre un evento di questo tipo non determina automaticamente un’ondata di gelo in Italia.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
