Francesca Albanese invoca sanzioni dopo l’attacco all’ospedale Nasser

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’inviata speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha lanciato un appello accorato agli Stati membri, sollecitando un’azione immediata per porre fine a quella che ha definito, senza mezzi termini, una «carneficina» nella Striscia di Gaza. Il suo messaggio, diffuso attraverso un post sulla piattaforma X, giunge in seguito all’ennesimo episodio di sangue che ha coinvolto operatori dell’informazione e soccorritori. «Imploro gli Stati – ha scritto –, quanto altro deve ancora essere visto prima di agire per fermare questa carneficina?». La Albanese ha quindi esortato la comunità internazionale a «rompere il blocco» e a «imporre un embargo sulle armi» contro Israele, ritenendolo l’unico strumento per fermare l’escalation di violenza.

L’appello è scaturito in reazione al raid aereo condotto dalle Forze di difesa israeliane il 25 agosto contro il complesso ospedaliero Nasser a Khan Yunis, nel sud di Gaza. Nell’attacco, che secondo le ricostruzioni dei testimoni sarebbe stato seguito da un secondo bombardamento mentre sul luogo intervenivano i soccorsi, hanno perso la vita almeno quindici persone. Tra le vittime figurano quattro giornalisti: il cameraman di Reuters Hussam al-Masri, Mariam Abu Dagga, Mohammed Salama e Moaz Abu Taha. Delle telecamere, che stavano riprendendo in diretta gli eventi, hanno catturato le ultime immagini prima che la loro vita venisse stroncata.

Parallelamente, in un’altra area del nord della Striscia, precisamente nel quartiere di al-Karama a nord di Gaza City, i residenti hanno descritto il susseguirsi di bombardamenti «molto pesanti» durante la notte. Zaki Khair El-Din, testimone oculare, ha raccontato di essersi svegliato all’una a causa degli esplosivi che hanno provocato «vittime e la completa distruzione» di un’abitazione, dipingendo un quadro di vulnerabilità e di annichilimento.

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