Gaza, ancora 74 morti in 24 ore: l’ospedale Nasser denuncia, "moriamo di fame"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle ultime ventiquattr’ore, altri 74 palestinesi sono stati uccisi e 391 feriti nei bombardamenti israeliani su Gaza, secondo i dati forniti dal ministero della Salute dell’enclave, controllato da Hamas. Un bilancio che, da ottobre, supera ormai i 56mila morti e 132mila feriti, mentre la tregua tra Israele e Iran – che aveva momentaneamente attenuato gli scontri – sembra ormai un lontano ricordo, riportando l’attenzione su una striscia di terra ridotta a un cumulo di macerie.

A Khan Yunis, l’ospedale Nasser è allo stremo. Mohammed Saqeer, direttore infermieristico della struttura, non usa mezzi termini: «Catastrofico». Così definisce la mancanza d’acqua, di medicine, di elettricità. Catastrofico è anche il fatto che l’edificio si trovi in una zona dichiarata «rossa» dall’esercito israeliano, quindi militarizzata e di fatto inaccessibile ai soccorsi. «Venite a salvare la gente di Gaza», implora Saqeer, mentre i generatori, ormai senza carburante, si fermano uno dopo l’altro.

La situazione umanitaria, già al collasso, peggiora giorno dopo giorno. Un operatore internazionale, rimasto anonimo per sicurezza, descrive la distribuzione degli aiuti come una «roulette russa»: chi si avventura verso i centri di approvvigionamento rischia la vita per un pacco di farina o qualche scatola di cibo. Ieri, 33 persone sono state uccise mentre attendevano in fila. In un mese, secondo fonti locali, sarebbero almeno 400 i morti per fame o per gli scontri legati agli aiuti.

Intanto, prosegue senza sosta l’offensiva israeliana, che oggi entra nel suo 627° giorno. Dal termine unilaterale dell’ultimo cessate il fuoco – 99 giorni fa – gli attacchi aerei e di artiglieria non hanno conosciuto tregua, colpendo case, tendopoli e persino ospedali. Washington, con Trump nuovamente alla Casa Bianca, continua a garantire sostegno politico e militare a Tel Aviv, mentre l’Europa e parte del mondo arabo osservano, divisi tra condanne formali e silenzi complici.

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