Giornalisti uccisi a Gaza, le storie dietro i nomi del raid sull’ospedale Nasser
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Redazione Esteri
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Quattro giornalisti sono rimasti uccisi questa mattina in un raid condotto dall’esercito israeliano contro l’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, un attacco che – stando a quanto riportano i media locali citati dal Times of Israel – ha causato almeno quindici vittime. Tra di loro, operatori dei media che, nonostante il conflitto, continuavano a documentare quanto accadeva.
Uno di questi era Mohammed Salama, cameraman di Al Jazeera, del quale l’emittente qatarina ha voluto ricordare un dettaglio privato e struggente: si era fidanzato da poco con una collega e, in un gesto di affetto semplice e concreto, «le aveva regalato un sacchetto di pane». Ahmed Abu Aziz, reporter della testata palestinese Quds Feed Network, era una figura nota per il suo lavoro proprio nell’area di Khan Younis, dove spesso operava per riportare notizie dall’ospedale ora colpito.
La freelance Mariam Abu Daqqa, che collaborava con diverse testate tra cui l’agenzia Associated Press, lascia un figlio e una lettera-testamento che è un monito e un addio. «Gaith, sei il cuore e l'anima di tua madre», si legge nel messaggio, pubblicato postumo. «Voglio che tu preghi per me e non pianga per me, così posso rimanere felice. Voglio che tu mi renda orgogliosa […] ma, amore mio, non mi dimentichi mai».
Assieme a loro è morto anche Hussam Masri, impiegato di un’agenzia di stampa palestinese, mentre un altro fotoreporter, Hossam Al-Masry, è rimasto ucciso nello stesso bombardamento. Fonti di Al Jazeera, citando il ministero della Sanità di Gaza, parlano di un bilancio ancora più grave, che arriverebbe a venti morti, inclusi medici e pazienti ricoverati nella struttura.




