Chi è Nicola Cocco, il medico lucano indagato nell'inchiesta sui certificati anti-Cpr
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Redazione Interno
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Dall'Africa all'Organizzazione mondiale della sanità, passando per l'emergenza Ebola e la prima ondata del Covid. Fino all'impegno nella medicina delle migrazioni e nell'attivismo contro i Centri di permanenza per i rimpatri.
È il percorso di Nicola Cocco, 43 anni, medico infettivologo originario di Venosa, in provincia di Potenza, unico nuovo indagato tra i 23 medici perquisiti mercoledì 16 settembre in tutta Italia nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti falsi certificati di non idoneità che, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbero stati utilizzati per evitare il trasferimento dei migranti nei Cpr.
La formazione e le esperienze internazionali
A Venosa Cocco è cresciuto e ha frequentato il liceo classico Quinto Orazio Flacco; da ragazzo ha studiato musica e coltivato un interesse per il sociale. Dopo il liceo si è trasferito in Lombardia per gli studi universitari e si è specializzato in Malattie Infettive all'Università di Pavia nel 2016. Oggi vive in provincia di Varese con la moglie Noemi e il loro figlio di tre anni, ma ha mantenuto un legame stretto con la sua terra e torna abitualmente a Venosa durante le vacanze estive e natalizie.
L'interesse per la salute globale lo ha portato in Africa: ha lavorato a progetti sull'Hiv e sulla tubercolosi in Karamoja, in Uganda, con Medici con l'Africa Cuamm, e nel Sud Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, con Medici Senza Frontiere. A Ginevra ha fatto parte del gruppo di ricerca del Global Tuberculosis Programme dell'Organizzazione mondiale della sanità e, sempre con l'Oms, ha partecipato alla risposta all'epidemia di Ebola nel Nord Kivu. Durante la prima ondata del Covid è tornato in Italia e ha lavorato come infettivologo all'ospedale di Cremona.
In seguito ha operato nelle carceri milanesi nel campo delle malattie infettive e della sanità pubblica, e ancora con Medici Senza Frontiere in progetti nella Repubblica Centrafricana e in Nigeria.
L'impegno sui Cpr e il ruolo nell'inchiesta
Membro della Società italiana di medicina delle migrazioni e tra gli animatori della campagna Mai più Lager – No Cpr, Cocco è indagato per associazione per delinquere finalizzata, secondo l'ipotesi accusatoria, alla formazione di falsi certificati. Il suo interesse per la salute dei migranti risale agli anni degli studi, ma è dopo il ritorno in Italia che il tema dei Cpr ha assunto un peso crescente nella sua attività. Nel maggio 2022 è entrato nel Cpr di Milano come consulente medico durante un'ispezione dell'allora senatore Gregorio De Falco.
Successivamente è diventato consulente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, visitando diversi centri italiani e occupandosi delle condizioni sanitarie delle persone trattenute.
Dal 2024 ha seguito da vicino le condizioni all'interno del Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, partecipando a visite e attività di monitoraggio e intervenendo pubblicamente sul tema. Nel maggio scorso era proprio a Palazzo San Gervasio per un incontro pubblico sul sistema dei Cpr e ad agosto ha partecipato a Melfi a un'iniziativa promossa dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.
Secondo i decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Ravenna, Cocco sarebbe al vertice di un'organizzazione finalizzata ai falsi ideologici, con una struttura associativa caratterizzata da ripartizione di ruoli e compiti.
La difesa e le reazioni politiche
L'infettivologo ha respinto le accuse: sostiene che la campagna avesse l'obiettivo di sensibilizzare sulle condizioni sanitarie all'interno dei Cpr e non di produrre certificazioni false, e ha precisato di non aver mai firmato personalmente uno dei certificati contestati.
«Non abbiamo fatto partire un'associazione a delinquere per istigare i medici, abbiamo fatto una campagna per definire la patogenicità», ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa a Milano, spiegando che l'attività si è sempre svolta «sotto la luce del sole, con incontri pubblici, con la partecipazione a convegni, a congressi, con la pubblicazione di articoli».
Sulla vicenda è intervenuta la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi, che ha denunciato l'acquisizione delle sue conversazioni telefoniche con Cocco da parte della Procura di Ravenna. «Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr, lei ha compiuto un atto che va contro l'articolo 68 della Costituzione, e lo ha fatto consapevolmente», ha scritto Cucchi sui social, riferendosi alla norma che prevede l'autorizzazione della Camera di appartenenza per intercettare le comunicazioni di un parlamentare.
La senatrice ha affermato di percepire l'acquisizione come «un'intimidazione», pur precisando di non avere nulla da nascondere, e ha annunciato che non smetterà di occuparsi della materia e di lavorare contro i Cpr, che ha definito «realtà inutili e disumane».
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