Rilascio ostaggi forse nella notte, Trump in Israele per la tregua
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Redazione Esteri
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Secondo quanto riportato da una fonte della Cnn, il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza potrebbe concretizzarsi durante la notte che separa domenica da lunedì, un evento, questo, che con ogni probabilità si dipanerebbe da differenti località all’interno della Striscia. La tempistica precisa dell’operazione, sebbene non sia ancora definitiva e pertanto soggetta a possibili variazioni, sembrerebbe essere stata calibrata in modo da assicurare che la liberazione degli ostaggi avvenga prima dell’arrivo in Israele del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il cui atterraggio è previsto per la giornata di lunedì.
Il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe
Sullo sfondo di queste delicate manovre diplomatiche e umanitarie, si è consolidata la tregua a Gaza, giunta dopo 736 giorni di un conflitto che ha segnato profondamente la regione, con migliaia di persone che stanno facendo ritorno nella principale città della Striscia. L’esercito israeliano ha completato il ritiro delle proprie truppe in seguito al cessate il fuoco, divenuto operativo dopo che il governo israeliano ha ratificato l’accordo; una task force congiunta, della quale fanno parte duecento soldati statunitensi e militari di altre nazioni, avrà il compito di monitorare il mantenimento della sospensione delle ostilità.
Le parole di Trump e la reazione israeliana
Proprio il presidente Trump, che ha esultato per il risultato raggiunto affermando di aver “fermato la guerra” e auspicando “una pace duratura”, ha confermato che il rilascio degli ostaggi è atteso per lunedì. La ratifica governativa dell’intesa, tuttavia, non è stata priva di tensioni politiche interne, avendo causato una spaccatura nell’esecutivo israeliano, con le frange ultranazionaliste che si sono dichiarate contrarie all’accordo. Parallelamente, il primo ministro israeliano ha ribadito con toni perentori la necessità di disarmare e smilitarizzare Hamas, “con le buone o con le cattive”, una dichiarazione che è stata percepita come una minaccia e che ha riecheggiato sinistramente nella piazza degli ostaggi a Tel Aviv, trasformata ormai in un luogo di attesa collettiva.
I preparativi per l’accoglienza
Mentre il paese intero si mobilita per preparare il ritorno dei propri cittadini, secondo una timeline che prevede il loro rientro entro settantadue ore dall’inizio della tregua, sono state allestite strutture sanitarie specializzate per accogliere, visitare e assistere gli ostaggi al loro arrivo. Il primo ministro israeliano ha personalmente visitato uno di questi ospedali, a testimonianza dell’importanza che viene attribuita a questa fase delicatissima, mentre la popolazione vive un sollievo trattenuto, un’attesa carica di emozione che si è manifestata, ad esempio, in una cena collettiva in preparazione dello Shabbat, vissuta come un rito di speranza e di paziente aspettativa.




