Trump su Epstein: "È un problema dei democratici, chiedete a Clinton"
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Redazione Esteri
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In un intervento su Truth Social, che ha rapidamente catalizzato l'attenzione dei media nazionali, il presidente Donald Trump ha rimarcato con veemenza le proprie distanze dallo scandalo Epstein, ridirezionando le accuse verso l'area politica avversa. "Epstein era un democratico, ed è un problema dei democratici, non dei repubblicani!", ha scritto, aggiungendo, con un tono perentorio, "Chiedete a Bill Clinton, Reid Hoffman e Larry Summers di Epstein, loro sanno tutto di lui, non perdete tempo con Trump". La dichiarazione, che arriva in un momento di rinnovato dibattito pubblico sulla figura del finanziere, si configura come una replica decisa a quelle che il presidente definisce, senza mezzi termini, delle "bufale" persistenti.
Il Congresso e le rivelazioni
Mentre Trump parla dai propri canali, a Washington le acque sono agitate da nuove rivelazioni che toccano, seppur indirettamente, l'ambiente del presidente. La riapertura del governo, un evento di per sé cruciale, è stata quasi immediatamente oscurata da un rinnovato fervore attorno alle carte e alle comunicazioni di Epstein, molte delle quali risalgono a un periodo antecedente la presidenza Trump. Questo rinnovato interesse, che alcuni osservatori considerano una distrazione dai problemi più pressanti, ha riportato in auge discussioni intricate, le cui ramificazioni sembrano estendersi ben oltre i confini nazionali, coinvolgendo personaggi di rilievo sulla scena internazionale.
La statua provocatoria
A rendere ancor più palpabile la tensione politica e simbolica della capitale, è ricomparsa nei pressi del Busboys and Poets Art Café la statua nota come "Best Friends Forever". L'installazione, che raffigura Trump e Jeffrey Epstein nell'atto di saltellare tenendosi per mano, era già apparsa in precedenza in luoghi emblematici come il National Mall. La sua ricomparsa, per quanto prevedibile, aggiunge un tassello visivo e perturbante al dibattito, offrendo un'immagine potentemente semplificata di una relazione che continua a essere oggetto di scrutinio e di contestazione pubblica.
Le mail e i collegamenti internazionali
La complessità della rete di contatti di Epstein, del resto, trova ulteriore conferma in alcune comunicazioni emerse di recente, le quali suggeriscono che l'interesse del finanziere non si limitasse alla sfera domestica. Nel 2018, in prossimità dell'incontro a Helsinki tra il presidente degli Stati Uniti e il leader russo, Epstein scrisse all'ex premier norvegese Thorbjorn Jagland. Lo scopo della missiva, stando a quanto trapelato, era quello di ottenere un canale per parlare con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, un dettaglio che, sebbene non provi alcun nesso operativo, indica come l'allora uomo d'affari tentasse di inserirsi, o quantomeno di avvicinarsi, a dinamiche diplomatiche di altissimo livello in un momento particolarmente delicato.




