Oro e argento crollano, la nomina di Warsh alla Fed rassicura i mercati
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Redazione Economia
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Una brusca frenata, che ha dell'abissale per quanto riguarda l'argento, ha interrotto il rally dei metalli preziosi, i quali, dopo aver toccato livelli storici, hanno registrato perdite significative in poche ore. L'oro, che solo di recente aveva superato la soglia psicologica dei cinquemila dollari l'oncia, ha ceduto quasi il dieci per cento del suo valore, attestandosi a poco più di quattromilaottocento dollari, mentre l'argento – il cui balzo nei giorni precedenti era stato ancora più impetuoso – ha subito una vera e propria débâcle, sprofondando del trentuno per cento e ritornando sotto gli ottanta dollari. Una correzione violenta, la quale, se da un lato conferma l'intrinseca volatilità di questi asset, dall'altro segnala un cambiamento d'umore negli operatori, i quali hanno dirottato altrove le loro attenzioni.
L'effetto stabilizzatore della nuova guida della Fed
La brusca inversione di tendenza, che ha visto molti liquidare in fretta le posizioni speculative accumulate, viene attribuita dagli analisti finanziari alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di designare Kevin Warsh come prossimo chairman della Federal Reserve. La scelta, accolta con un sospiro di sollievo dai listini – i quali paventavano ben altre nomine, foriere di maggiore instabilità monetaria –, è apparsa come un fattore di rassicurazione, poiché Warsh, la cui esperienza presso la banca centrale è nota, è considerato un garante di continuità e di pragmatismo nella gestione della politica economica. La sua figura, insomma, ha sortito un effetto immediato, placando quelle ansie speculative che, in parte, avevano alimentato la fiammata dei prezzi dei metalli.
Il dibattito sul ruolo dell'oro nei portafogli
Oscillazioni di tale portata, seppur in un contesto di quotazioni che rimangono elevatissime su base storica, riaccendono peraltro un annoso dibattito tra gli addetti ai lavori, i quali si interrogano sulla natura dell'oro nell'attuale scenario. La domanda, che circola insistente tra i commentatori, verte sulla sua effettiva capacità di fungere da bene rifugio "per antonomasia", ovvero da asset stabile e difensivo in tempi di turbolenza. Quando si verificano movimenti così marcati e repentini – si osserva –, il metallo giallo sembra comportarsi più come una commodity soggetta a dinamiche speculative che come un approdo sicuro, spingendo molti a riconsiderare il suo ruolo all'interno di una allocazione patrimoniale prudente e a valutare alternative, che spaziano dai titoli europei con dividendi consistenti fino ai titoli di Stato a lunga scadenza.
Il contesto delle attese del mercato
La caduta libera dei prezzi, in definitiva, si spiega non solo con l'immediata reazione alla notizia dalla Fed, ma anche con il venir meno di quelle aspettative – forse eccessive – che avevano spinto gli acquisti nei giorni precedenti. Il mercato, il quale aveva scontato uno scenario di maggiore incertezza istituzionale, ha dunque compiuto una rapida retromarcia di fronte a una soluzione giudicata di stabilità, dimostrando ancora una volta come la finanza globale reagisca in modo istantaneo non solo ai fatti economici, ma anche alle voci e alle nomine di peso. Rimane il fatto che tali correzioni, per quanto brusche, si inseriscono in un trend rialzista di lungo periodo, il cui destino sarà legato alle future decisioni di politica monetaria e all'evolversi del quadro macroeconomico internazionale.
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