Barak: il piano di Trump per Gaza è una grande opportunità, gli Usa vigilino sui sabotatori
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'ex premier israeliano Ehud Barak, soldato pluridecorato e già capo di stato maggiore, definisce il piano per Gaza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump "una grande opportunità", aggiungendo che Washington deve vigilare affinché nessuno, "da entrambe le parti", possa farlo saltare. Barak ha riconosciuto la determinazione di Trump, il quale avrebbe "costretto Bibi ad accettare, piegandolo come una gomma".
Un momento di delicata transizione
Queste dichiarazioni giungono mentre le forze israeliane hanno avviato un primo ritiro dalla Striscia. Trump ha ringraziato Netanyahu per aver sospeso i raid su Gaza City, sebbene fonti locali abbiano successivamente segnalato un pesante bombardamento con decine di vittime.
La ripresa dei negoziati e uno spiraglio di ottimismo
La risposta di Hamas al piano, sebbene gravata da condizioni poco chiare, ha riaperto uno spiraglio concreto, spingendo le parti a tornare al tavolo negoziale al Cairo. L’ottimismo, seppur cauto, trova una sponda inattesa nelle parole del cardinale e patriarca latino di Gerusalemme, il quale ha osservato come, per la prima volta, sia possibile voltare una nuova pagina.
La lettura di Trump e gli obiettivi di Netanyahu
Sullo sfondo, Trump ha offerto una lettura spregiudicata, riconoscendo che l’operato di Netanyahu a Gaza ha fatto perdere consensi a Israele nel mondo e che ora è necessario ripristinarne il sostegno. Il primo ministro israeliano, dal canto suo, ha espresso la volontà di vedere gli ostaggi liberati in tempo per la festa ebraica del Sukkot, un obiettivo che deve fare i conti con la complessità del dialogo.
Una speranza fragile e la pressione domestica
La situazione rimane estremamente fluida, sospesa tra la fragile speranza generata dalla ripresa dei colloqui e la cruda realtà di un conflitto che fatica a spegnersi. Le dichiarazioni di Barak riflettono questa dualità, dove ogni progresso sembra dover superare la resistenza di forze ostili. La partecipazione ai cortei per il rilascio degli ostaggi a Tel Aviv, sempre molto numerosa, ricorda poi costantemente la pressione domestica che grava sul governo israeliano.




