Gli 007 della Danimarca lanciano l’allarme: Mosca pronta a sabotare le industrie della difesa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le autorità danesi hanno intercettato piani e preparativi riconducibili alla Russia per azioni di sabotaggio mirate contro aziende nazionali, in particolare quelle del settore della difesa legate al sostegno militare all'Ucraina. A rivelarlo è stato Emil Græsholm, capo del controspionaggio del Servizio di sicurezza e intelligence danese (Pet), in un'intervista rilasciata al quotidiano Berlingske, confermando quanto già anticipato dall'emittente pubblica DR.

La minaccia, percepita come concreta e imminente, si inserisce in un quadro di crescenti tensioni tra Mosca e i Paesi europei, con i servizi segreti russi che, secondo le ricostruzioni degli 007 di Copenaghen, starebbero predisponendo attivamente le condizioni per colpire le infrastrutture industriali e logistiche della penisola scandinava.

I piani russi nel mirino del Pet

La dichiarazione di Græsholm rappresenta un'escalation nel tono delle accuse ufficiali, poiché per la prima volta i servizi danesi parlano esplicitamente di "piani concreti" e non di semplici minacce potenziali. "Constatiamo che anche le aziende danesi sono oggetto di concreti piani di sabotaggio da parte della Russia e che i servizi segreti russi stanno preparando attivamente azioni di sabotaggio rivolte all'industria della difesa in Danimarca", ha affermato il funzionario, sottolineando come l'obiettivo primario sia indebolire la catena di approvvigionamento militare verso Kiev.

Le industrie coinvolte, sebbene non siano state nominate per ragioni di sicurezza operativa, rappresenterebbero anelli cruciali nella produzione e manutenzione di equipaggiamenti destinati al fronte ucraino, rendendole bersagli strategici per chi cerca di interrompere il flusso di aiuti occidentali.

Il drone-bomba di Lipsia e la pista dei visti

Contemporaneamente all'allarme danese, le indagini tedesche sull'attacco ibrido all'aeroporto di Lipsia – dove tra il 4 e il 14 agosto sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo, con uno di essi che ha impattato contro un aereo cargo della DHL – hanno compiuto passi significativi. Gli inquirenti, grazie al ritrovamento di tracce di DNA e all'analisi delle celle telefoniche, hanno identificato due sospetti con presunti legami con i servizi segreti di Mosca: un cittadino di origine russa in possesso di passaporto lettone e un bielorusso munito di documenti russi.

Quest'ultimo, secondo quanto riferito dal quotidiano Bild, sarebbe entrato nello spazio Schengen esibendo un visto rilasciato dalle autorità italiane, un dettaglio che ha immediatamente acceso un acceso dibattito politico sulla gestione dei flussi migratori e sui controlli alle frontiere.

La polemica sul documento italiano e i primi accertamenti

La circostanza del visto italiano ha generato una vivace polemica diplomatica, con diversi esponenti politici tedeschi che hanno sollevato dubbi sulla tenuta del sistema di rilascio dei permessi d'ingresso. Tuttavia, fonti di sicurezza vicine alle indagini hanno precisato che, dopo i primi accertamenti, si esclude che l'individuo bielorusso sia effettivamente transitato in Italia prima di raggiungere la Germania, lasciando aperta l'ipotesi che il documento possa essere stato ottenuto tramite procedure non conformi o utilizzato in modo fraudolento.

Le autorità italiane, consultate dagli omologhi tedeschi nell'ambito della cooperazione giudiziaria europea, hanno avviato verifiche interne per ricostruire la filiera burocratica del visto e chiarire eventuali responsabilità, mentre gli investigatori di Lipsia continuano a setacciare i tabulati telefonici e i movimenti dei due indagati per ricostruire l'intera rete logistica che ha permesso l'assemblaggio e il trasporto degli ordigni fino all'area aeroportuale.

Tensioni diplomatiche e il quadro europeo

La scoperta dei piani di sabotaggio in Danimarca e l'attacco ibrido in Germania si inseriscono in un clima di crescente allerta tra i Paesi membri della Nato e dell'Unione Europea, dove le cosiddette operazioni ibride – che combinano azioni cibernetiche, disinformazione e sabotaggi fisici – sono considerate ormai uno strumento abituale della strategia di pressione russa.

La ministra degli Esteri estone, Kaja Kallas, ha già proposto di limitare drasticamente il rilascio di visti ai cittadini russi, una misura che ha trovato pareri contrastanti nel Consiglio Europeo, mentre il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha replicato con minacce velate rivolte a Berlino, accusando la Germania di essere un "Paese ostile" e aumentando la tensione retorica tra le due capitali.

La Danimarca, pur non essendo stata teatro di attacchi materiali, si trova ora a dover potenziare la sicurezza perimetrale delle proprie industrie strategiche, in un contesto in cui la guerra in Ucraina ha reso il continente europeo un poligono di prova per nuove forme di conflitto asimmetrico, dove il confine tra azione militare e attività spionistica diventa sempre più labile e difficile da intercettare per i servizi di intelligence.

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