La Juve si prende Bergamo e il quarto posto, l’Atalanta di Palladino spreca tutto e vede allontanarsi la Champions
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Redazione Sport
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La notte della New Balance Arena restituisce l’identikit perfetto di questa Juventus, una squadra che continua a navigare a vista tra prestazioni opache e colpi di reni improvvisi, capaci però di cambiare il corso di un’intera stagione. Il dato, al di là delle elucubrazioni tecniche che inevitabilmente affolleranno le prossime ore di riflessione per Luciano Spalletti, è secco e inequivocabile: l’1-0 in terra bergamasca non solo riapre i giochi per un piazzamento nella prossima Champions League, ma consegna ai bianconeri tre punti pesantissimi, frutto di un’autentica rarità calcistica, ovvero la capacità di portare a casa l’intera posta in palio pur avendo costruito pochissimo in fase offensiva. La rete, arrivata al 48’ grazie a un tiro deviato di Jérémie Boga, l’ex di turno che più di altri conosce i segreti del Gewiss Stadium, ha avuto il sapore amaro della beffa per i padroni di casa, i quali escono dal campo con la consapevolezza di aver dominato per larghi tratti ma con la sostanziale impotenza di chi si scontra contro il muro bianconero e, soprattutto, contro la propria disattenzione difensiva.
Il gol che cambia la classifica e il tabù Bergamo
Quella che sembrava una serata destinata a scivolare via senza particolari sussulti, caratterizzata da un primo tempo equilibrato ma povero di emozioni, si è improvvisamente accesa allo scoccare della ripresa. L’azione che ha portato al vantaggio ospite porta la firma di un rimpallo fortunoso, una di quelle giocate che nel calcio pesano quanto un trattato di tattica: la sfera, carambolata in area, ha beffato la retroguardia orobica e si è insaccata, lasciando di stucco l’intero stadio e, in particolare, l’allenatore di casa Raffaele Palladino. Per la Juventus, abituata a soffrire in trasferta contro formazioni fisiche e organizzate, si tratta di un colpo autoritario che ribalta le gerarchie momentanee della corsa al quarto posto, posizionando ora nel mirino il Milan in vista dello scontro diretto di San Siro. Dall’altra parte, l’Atalanta incassa un colpo durissimo dal punto di vista morale, vedendo sfumare quell’aggancio che avrebbe potuto riaprire definitivamente un discorso europeo tenuto in vita con le unghie e con i denti nelle ultime settimane.
Palladino, tra orgoglio e rammarico: una prestazione da “record” sprecata
Nel dopopartita, il tecnico dell’Atalanta non ha nascosto l’amarezza, utilizzando toni insoliti per chi è abituato ad analizzare lucidamente le prestazioni dei suoi. “È una di quelle partite che capitano poche volte in una stagione, purtroppo è successo stasera”, ha dichiarato Palladino ai microfoni di DAZN, sottolineando un paradosso statistico difficile da digerire: i suoi ragazzi hanno infatti collezionato oltre venti tiri verso la porta difesa da Di Gregorio, mantenendo un possesso palla superiore agli avversari e concedendo praticamente nulla fino al fatidico episodio del gol. Il rammarico dell’allenatore, che ha definito la prestazione “la migliore da quando sono il loro allenatore”, è acuito dalla consapevolezza che certe serate di grazia sportiva, se non sfruttate con il guizzo decisivo, rischiano di compromettere un intero percorso; la squadra, nonostante l’approccio offensivo e la mole di gioco prodotta, è incappata nella classica legge del calcio secondo cui chi non segna, subisce, pagando a caro prezzo una leggerezza difensiva su quella che ai più era sembrata una situazione di controllo pressoché totale.
La volata Champions si infiamma, il Milan nel mirino bianconero
Le conseguenze di questo successo, al netto delle prestazioni, disegnano uno scenario di classifica improvvisamente incandescente nella zona che vale l’accesso alla massima competizione europea. La concomitante sconfitta interna del Milan per mano dell’Udinese ha trasformato quella che era una rincorsa tranquilla per i rossoneri in un assedio vero e proprio, con la Juventus che si appresta ad affrontare il confronto diretto di San Siro con la consapevolezza di chi ha ritrovato concretezza nei momenti cruciali. Se per l’Atalanta la strada verso la Champions si fa ora impervia, costringendo la dirigenza e lo spogliatoio a ricalcolare le ambizioni residue magari attraverso il percorso di Coppa Italia, per la squadra di Spalletti si profila invece una discesa meno faticosa del previsto. Le certezze forse ancora latitano in termini di gioco corale, ma i fatti parlano chiaro: la Juventus ha dimostrato, ancora una volta, di saper vincere anche quando la qualità della produzione offensiva lascia spazio a più di un dubbio, sfruttando al massimo le incertezze altrui e capitalizzando l’unica vera occasione da rete creata in novanta minuti.




