"Uno di noi", l'adolescenza ribelle che ha trovato speranza nel dolore del Papa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I paradossi del nostro tempo, quelli che Papa Francesco ha saputo cogliere con uno sguardo privo di giudizio ma carico di comprensione, non si limitano alle disuguaglianze sociali, sebbene queste ultime rimangano le più crudeli: "quando pochi banchettano lautamente e troppi non hanno pane per vivere". Esistono però anche contraddizioni positive, capaci di rompere gli schemi consolidati, come quelle che lo stesso Pontefice ha spesso cercato di generare, restituendo persino al dolore un significato inaspettato.

Nella notte tra venerdì e sabato scorsi, un gruppo di adolescenti del Bormiese, accompagnati dai sacerdoti don David Del Curto e don Mauro Donatini, ha vissuto un’esperienza intensa di preghiera e fede in preparazione alle esequie di Francesco, celebrate poi in piazza San Pietro. Quella che potrebbe sembrare una semplice veglia si è trasformata in un momento di profonda condivisione, in cui i ragazzi hanno colto, forse più degli adulti, il messaggio di un Papa che ha sempre creduto nel loro potenziale.

Michela Baronchelli, giovane di Rovetta, lo ha espresso con la schiettezza tipica della sua età: "Il Papa amava i giovani perché sapeva che, se convinti, possono diventare veicolo di idee potenti". Francesco, secondo lei, è riuscito a trasmettere speranza e pace con una forza tale da superare l’indifferenza dei potenti, dimostrando che le parole, se accompagnate dall’esempio, possono lasciare un segno indelebile.

I due volti di Bergoglio – quello del gesuita argentino e quello del primo Pontefice a scegliere il nome di Francesco – si sono fusi in un unico feretro, mentre il vento sfiorava dolcemente il Vangelo posato sulla bara di legno chiaro. In quel gesto quasi simbolico, sembrava riecheggiare lo spirito di Ignazio di Loyola e di Francesco d’Assisi, entrambi evocati nella litania dei santi.

Quella dei funerali è stata una giornata unica, difficile da ripetersi a breve, carica di emozioni che hanno travalicato i confini del religioso per diventare evento collettivo. Tra i presenti, anche giovani bergamaschi che hanno colto nell’azione, più che nelle parole, l’essenza di un pontificato che ha parlato soprattutto attraverso i gesti. "Dava l’esempio, non a parole", hanno ripetuto, sottolineando come Bergoglio abbia saputo toccare le nuove generazioni in modo diretto, senza mediazioni.

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