Il cessate il fuoco in Libano alimenta i futures, ma Netflix interrompe il rally tecnologico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I future sui principali listini statunitensi, come rilevato nella mattinata odierna da Milano Finanza, viaggiano in territorio positivo: un incremento dello 0,37% per il Dow Jones e dello 0,2% per l’S&P 500, sebbene quest’ultimo abbia già toccato un nuovo record storico nella sessione precedente. Questo ottimismo, a giudicare le dinamiche di mercato, sembra alimentato prevalentemente dalla tregua di dieci giorni entrata in vigore tra Israele e Libano – annunciata dal presidente americano Donald Trump – la quale ha di fatto ridotto (almeno temporaneamente) il premio al rischio inCorporato nei prezzi del greggio, favorendo un ritorno degli investitori verso gli asset ritenuti più rischiosi. Non va però dimenticato che, nonostante la volatilità innescata dal conflitto in Medio Oriente, l’indice tecnologico e quello delle blue chip mostrano progressi rispettivamente del 3,7% e del 2,9% da inizio anno.

Wall Street ignora i massimi e guarda alla geografia dei profitti

La seduta di ieri ha confermato un’intonazione decisamente costruttiva, con il Dow Jones in rialzo dello 0,24% e l’S&P 500 che ha messo a segno un +0,26%, consolidando un movimento che gli esperti di Mps definiscono come il completamento della cancellazione del drawdown di marzo. Particolarmente significativa è stata la performance del Nasdaq, il quale – grazie a un progresso dello 0,36% – ha messo a referto la serie positiva più lunga dal lontano 2009, chiudendo cioè in verde per dodici sedute consecutive. Il mercato, insomma, sembra aver scontato una rapida risoluzione delle ostilità, anche se gli analisti di Deutsche Bank, citati da Reuters, avvertono che "il percorso difficilmente sarà lineare" nonostante la crescente fiducia in una risoluzione nelle prossime settimane.

Netflix affonda in borsa nonostante i conti: pesano le previsioni

Se il quadro macro appare rassicurante, non si può dire lo stesso per il settore dello streaming, dove Netflix ha subito una flessione superiore al 10% in apertura di seduta. Il colosso guidato da co-direttori generali (dopo la cessione del controllo operativo da parte del co-fondatore) ha infatti riportato previsioni trimestrali deludenti, le quali hanno di fatto oscurato dei conti trimestrali che pure mostravano una crescita dei ricavi del 16% su base annua. A pesare sul sentiment degli investitori è anche la conferma che il presidente e co-fondatore Reed Hastings lascerà il consiglio di amministrazione alla scadenza del mandato, prevista per giugno, segnando così la fine di un’era per l’azienda di Los Gatos. La notizia, per certi versi, ha frenato l’entusiasmo per i titoli growth, sebbene il crollo del petrolio – con il Wti in perdita di quasi l’11% – continui a rappresentare un potente carburante per le aspettative di allentamento dell’inflazione.

Petrolio in caduta libera e dinamiche tecniche: i limiti del rally

Il crollo del greggio, conseguente alle speranze di pace, ha fornito ulteriore ossigeno ai listini, tanto che l’S&P 500 ha ormai superato e consolidato il livello psicologico dei 7.000 punti. Tuttavia, dal punto di vista tecnico, alcuni indicatori suggeriscono una certa cautela: l’oscillatore RSI si avvicina a quota 70, un livello che storicamente segnala condizioni di ipercomprato e che potrebbe preludere a una fase di consolidamento o a una correzione. Il presidente Trump, dal canto suo, ha dichiarato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere nel fine settimana, spingendo il mercato a scommettere su una distensione duratura. Ciononostante, come osservato da alcuni analisti, il permanere della chiusura dello Stretto di Hormuz e la mancanza di dettagli concreti sugli accordi lasciano intravedere un rischio di volatilità, qualora le trattative dovessero arenarsi.

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