Addio alle icone del 2025, un anno che si chiude nel ricordo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Il 2025, ormai agli sgoccioli, consegna alla memoria collettiva un doloroso elenco di assenze, avendo visto la scomparsa di personalità che, ciascuna nel proprio ambito, hanno definito il gusto, il pensiero e l’immaginario di intere generazioni. Sebbene il vuoto lasciato sia palpabile, soprattutto per chi ne ha seguito le gesta in diretta, l’eredità di questi protagonisti – fatta di film, canzoni, creazioni di stile e visioni politiche – resta un patrimonio indelebile, destinato a sopravvivere ben oltre il momento del commiato. L’anno, infatti, non ha fatto sconti, portandosi via figure di primo piano dalla scena internazionale, come il Pontefice regnante, e da quella nazionale, toccando settori che vanno dalla moda alla letteratura, dallo spettacolo allo sport, in un susseguirsi di notizie che hanno interrotto, con la loro crudezza, il normale fluire delle cronache.
Un panorama internazionale impoverito
Oltreoceano, e non solo, le perdite hanno assunto un carattere epocale. La scomparsa di Papa Francesco, avvenuta dopo un pontificato lungo e intensamente discusso, ha segnato una cesura storica per la Chiesa cattolica globale, mentre il mondo della settima arte ha dovuto registrare la dipartita di Val Kilmer, la cui carriera, costellata di ruoli iconici, si era negli ultimi tempi intrecciata con una battaglia personale contro la malattia affrontata con riserbo. Parallelamente, il settore della moda ha perso uno dei suoi alfieri, Giorgio Armani, il cui genio imprenditoriale e creativo ha costruito un impero che porta il suo nome, diventando sinonimo di eleganza italiana nel mondo. Dalla narrativa, poi, è venuto a mancare Mario Vargas Llosa, scrittore di fama universale e Nobel per la letteratura, le cui opere hanno scavato nelle contraddizioni sociali e politiche del continente latinoamericano con acume e una prosa inconfondibile.
Il lutto nella cultura e nello spettacolo italiano
In Italia, il calendario è stato costellato di addii altrettanto significativi, che hanno scosso il pubblico e l’industria dell’intrattenimento. La musica, in particolare, ha pianto la scomparsa di Ornella Vanoni, voce tra le più riconoscibili e amate della canzone d’autore, la cui carriera ha attraversato decenni senza mai perdere smalto e capacità di rinnovarsi. Il piccolo schermo, d’altra parte, ha detto addio a Pippo Baudo, storico volto e regista della televisione di Stato, considerato da molti un’istituzione per aver condotto e ideato alcuni dei programmi più popolari della storia della Rai. Il cinema nazionale ha perso Eleonora Giorgi, attrice di grande fascino e talento, protagonista di pellicole che hanno raccontato un’epoca, mentre il mondo dello sport si è inchinato alla memoria di Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano. Un capitolo a parte, per la loro unicità, meritano le gemelle Kessler, Alice ed Ellen, simbolo di uno spettacolo di varietà e di eleganza che non esiste più.
Oltre i confini nazionali, altre figure simboliche
La Francia, nel frattempo, ha chiuso un capitolo controverso della sua storia politica con la morte di Jean-Marie Le Pen, fondatore e a lungo leader del Front National, poi Rassemblement National, figura divisiva e fondamentale per comprendere l’evoluzione della destra radicale in Europa. Oltre che in politica, i lutti hanno toccato il cinema d’autore, con la scomparsa del regista statunitense David Lynch, maestro del surreale e del perturbante, e di Robert Redford, non solo attore di charme ma anche regista e fondatore del Sundance Festival, pilastro per il cinema indipendente. Di molti di loro, ormai, restano le opere, che continueranno a essere fruiti e discussi, mentre le inchieste giornalistiche e le indagini, laddove presenti, proseguono il loro corso lontano dai riflettori, cercando di fare luce su aspetti più privati delle loro esistenze, in un rispetto rigoroso dei fatti e delle procedure.




