Zapatero e il tesoro nella cassaforte: l’inchiesta che scuote la Spagna e il governo Sanchez
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Redazione Esteri
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Smeraldi, rubini, orologi di lusso e una collezione di gioielli dal valore stimato tra i due e i tre milioni di euro: questo il “tesoro” che gli agenti dell’Unità per la criminalità economica e fiscale (Udef) hanno rinvenuto all’interno di una cassaforte nell’ufficio di José Luis Rodríguez Zapatero. Un ritrovamento che getta ombre pesantissime sull’ex presidente del governo spagnolo, già precedentemente finito nel mirino della magistratura per il salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra.
La perquisizione, eseguita martedì scorso nello studio di Calle Ferraz a Madrid, ha portato al sequestro di 103 oggetti di valore – tra cui 41 paia di orecchini, 15 collane e 11 bracciali – custoditi gelosamente dall’ex leader socialista, che ora si trova al centro di un ciclone giudiziario senza precedenti nella storia democratica del paese.
A fare le spese di questa bufera, infatti, non è solo la reputazione dell’ex premier, ma l’intero equilibrio del governo guidato da Pedro Sanchez, messo in seria difficoltà dalle rivelazioni che emergono dal cosiddetto “caso Plus Ultra”.
L’architettura finanziaria e il ruolo dell’ex premier
Il fulcro dell’inchiesta, come ricostruito dai magistrati, ruota attorno ai 53 milioni di euro di fondi pubblici erogati dallo stato nel 2021 per salvare la compagnia aerea, un intervento giustificato all’epoca dall’emergenza pandemica ma che oggi appare come la punta di un iceberg criminale.
Secondo l’impianto accusatorio del giudice José Luis Calama, Zapatero sarebbe stato il “vertice” di una struttura stabile e gerarchizzata dedita al traffico di influenze, una sorta di regista occulto grazie al quale i dirigenti della società – legati a doppio filo con ambienti imprenditoriali venezuelani – hanno potuto accedere ai finanziamenti eludendo i canali ordinari.
La complessa architettura finanziaria, che faceva capo a una rete di società fantasma sparse tra Svizzera, Montenegro e Gibilterra, sarebbe servita per sbiancare il denaro dei contribuenti; gli inquirenti hanno infatti tracciato il percorso di decine di milioni di euro finiti in circuiti offshore, teoricamente protetti da un sistema contabile pensato per eludere ogni controllo fiscale.
Proprio mentre i documenti sequestrati in Svizzera descrivevano questo meccanismo di riciclaggio – spesso alimentato, secondo gli investigatori, dal traffico internazionale di oro – gli agenti della polizia spagnola scovavano nella cassaforte di Zapatero non solo gioielli e Rolex, ma anche fotografie di lingotti del metallo prezioso, un dettaglio che fa da collante tra le due piste investigative.
Il “piano di fuga” e le pressioni su Sanchez
A rendere la vicenda ancora più esplosiva, nelle ultime ore, sono i retroscena relativi ai movimenti personali dell’ex capo di governo. Secondo quanto riportato dalla stampa iberica, Zapatero avrebbe acquistato frettolosamente un biglietto aereo per Santo Domingo con l’intenzione dichiarata – tramite scali e un volo privato – di raggiungere Caracas, quasi come se fosse pronto a sottrarsi al braccio della legge prima che la situazione precipitasse.
L’ex premier, che in passato ha rivestito un ruolo attivo nelle mediazioni tra il regime chavista e l’opposizione, ha ovviamente respinto ogni addebito attraverso un video messaggio pubblico, assicurando che la sua attività si è sempre svolta nel rispetto assoluto della legalità.
Per la difesa, infatti, i gioielli trovati nella cassaforte appartengono all’eredità della moglie, Sonsoles Espinosa, e a regali ricevuti durante i numerosi viaggi ufficiali e privati della coppia; una versione che la Udef sta cercando di verificare, anche attraverso l’analisi delle agende intestate “Presidente Zapatero” – che coprono il periodo dal 2020 al 2025 – e di una cartella denominata “Análisis Relevante”, sequestrate insieme a hard disk e chiavette Usb.
Le ripercussioni politiche e lo scenario giudiziario
Il caso, ovviamente, ha immediatamente infiammato il dibattito politico spagnolo: l’opposizione di centrodestra, scesa in piazza già lo scorso autunno con slogan durissimi, chiede a gran voce le dimissioni dell’attuale premier Pedro Sanchez, accusato di proteggere un establishment socialista marcio fino al midollo.
Sanchez – che proprio nei giorni dello scandalo si trovava a Roma per un’udienza privata con papa Leone XIV e un incontro alla Fao – ha ribadito la sua fiducia nell’operato dell’ex presidente, mostrandosi sereno e distaccato dalle polemiche interne, ma la pressione sul suo esecutivo è ormai insostenibile.
A rendere tutto più complicato, come se non bastassero le inchieste già aperte sulla moglie Begoña Gómez e su altri alti esponenti del partito, è la richiesta avanzata dall’accusa popolare di Iustitia Europa, che ha formalmente chiesto al giudice l’applicazione della custodia cautelare in carcere per l’ex premier.
Il magistrato Calama, concedendo alla difesa più tempo per esaminare le migliaia di pagine del fascicolo, ha fissato la data del fatidico interrogatorio per il 17 e 18 giugno, un appuntamento che si annuncia come uno snodo cruciale per le sorti della sinistra iberica.




