Zapatero, il tesoro nella cassaforte e la fuga verso Caracas: l’ex premier socialista ora è indagato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sembrava una scena da una spy-story, eppure è accaduta nella pacata Madrid degli affari, nello studio legale che José Luis Rodríguez Zapatero utilizza come quartier generale da ex capo di governo. Gli agenti dell’Unità per la criminalità economica e fiscale (Udef) hanno dovuto forzare l’apertura di una cassaforte a prova di bomba - un dettaglio che non è sfuggito agli inquirenti - per scoprire un patrimonio in gioielli dal valore stimato tra i 2 e i 3 milioni di euro.

Parliamo di 41 paia di orecchini, 15 collane, una manciata di bracciali tempestati di pietre preziose, orologi di lusso e una gargantilla (un particolare tipo di girocollo) con 14 rubini di altissima qualità. Un tesoro che, secondo il racconto fornito sul momento dalla fedelissima segretaria dell’ex premier, sarebbe solo una parte dell’eredità della moglie Sonsoles Espinosa o un insieme di regali ricevuti durante i viaggi ufficiali.

Peccato che questa spiegazione non abbia convinto il giudice dell’Audiencia Nacional, José Luis Calama, il quale è ormai convinto che Zapatero fosse il «vertice» di quella che, nei dossier dell’accusa, viene definita una «struttura stabile e gerarchizzata di traffico di influenze». L’obiettivo di questa rete, sempre secondo l’ipotesi investigativa che ha portato all’operazione soprannominata “Tibet”, era duplice: da un lato, favorire gli interessi della compagnia aerea Plus Ultra; dall’altro, intascare commissioni illecite.

Nel mirino c’è il salvataggio pubblico da 53 milioni di euro concesso dal governo Sánchez proprio a questa compagnia durante la pandemia, un finanziamento che i magistrati definiscono oggi profondamente opaco.

Lo schema dei pagamenti e i voli per Caracas

L’inchiesta, che ha ormai travolto l’intero establishment socialista spagnolo e rischia di contaminare l’esecutivo di Pedro Sánchez, non si ferma però ai confini della penisola iberica. Al contrario, si allunga fino al Venezuela, dove gli investigatori hanno scoperto che l’ex presidente avrebbe cercato riparo appena il vento giudiziario è girato a sfavore. Secondo fonti della stampa spagnola, Zapatero aveva acquistato in tutta fretta un biglietto aereo per Santo Domingo, da dove - con ogni probabilità - un aereo privato lo avrebbe trasportato nella capitale Caracas.

Un tentativo di fuga, questo, che ha di fatto suggellato l’idea che l’uomo non fosse del tutto tranquillo riguardo al contenuto della sua cassaforte. E nel frattempo, le verifiche fiscali hanno portato alla luce un giro di denaro che ruota attorno alla società “Inteligencia Prospectiva”, gestita da due fratelli venezuelani, attraverso la quale sarebbero transitati oltre 2,6 milioni di euro destinati a società riconducibili a Zapatero e alle sue figlie.

Gli inquirenti, coordinati dal giudice Calama, hanno sequestrato non solo i monili ma anche un’ingente mole di documentazione cartacea ed elettronica: spiccano, tra questi, una cartellina intitolata “Análisis Relevante” (che coincide con il nome di una delle società sotto la lente) e agende datate “Presidente Zapatero” che coprono l’arco temporale dal 2020 al 2025.

È evidente che l’indagine, che verrà discussa nei prossimi interrogatori fissati per il 17 e 18 giugno dopo il rinvio richiesto dalla difesa, non si basi solo sull’ostentazione di una ricchezza improvvisa.

La difesa e il terremoto politico a Madrid

Zapatero, da parte sua, ha respinto tutte le accuse con la consueta fermezza, rilasciando un videomessaggio in cui definisce le conclusioni degli investigatori «collegamenti realmente assurdi» e ribadisce di non aver mai fatto pressioni per conto di Plus Ultra. Eppure, il ritrovamento di quei gioielli - che alcuni media hanno impietosamente confrontato con quelli indossati pubblicamente dalla moglie in passato - ha spaccato in due l’opinione pubblica e la sinistra europea, mettendo in grave difficoltà l’attuale premier Pedro Sánchez.

Il capo del governo, che proprio in questi giorni si trovava a Roma tra un impegno alla FAO e un’udienza con Papa Leone XIV, ha dovuto rispondere ai cronisti con un secco «Sono tranquillo», senza però riuscire a placare le polemiche che chiedono a gran voce un chiarimento politico immediato.

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