L’inchiesta Plus Ultra travolge Zapatero: gioielli, petrolio e il biglietto per Caracas
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Redazione Esteri
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Non erano solo diamanti e rubini, quelli scoperti dagli agenti dell’Unità per i reati economici e fiscali nella cassaforte a prova di bomba situata nell’ufficio di José Luis Rodríguez Zapatero, ma la materializzazione – secondo il fascicolo istruttorio – di un presunto sistema di tangenti e traffico di influenze che affonda le sue radici nel salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra.
L’ex capo del governo socialista, che ha guidato la Spagna per due mandati fino al 2011, si trova ora al centro di una bufera giudiziaria senza precedenti nella storia democratica del paese, dovendo rispondere – insieme ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori – di accuse che vanno dall’organizzazione criminale al riciclaggio, passando per la falsificazione documentale.
Oltre cento oggetti di lusso, tra cui 41 paia di orecchini, 15 collane, bracciali tempestati di smeraldi e zaffiri, e otto orologi da collezione (tra cui spiccano i nomi Omega e Longines), sono stati così posti sotto sequestro dal giudice José Luis Calama, che ha valutato il tesoretto in un range compreso tra i due e i tre milioni di euro.
Il “tesoro” della discordia e la versione della segretaria
A rendere il ritrovamento ancora più imbarazzante per l’ex premier, un tempo paladino della legalità e dei diritti civili, è stata la scoperta che quel caveau – situato nel suo studio professionale in calle Ferraz, di fronte alla sede del Psoe – non conteneva solo gioielli, ma anche documenti cartacei, agende intestate “Presidente Zapatero” (risalenti al periodo 2020-2025) e supporti informatici come hard disk e chiavette Usb.
La fedelissima segretaria, Geltrudis Alcazar, presente durante la perquisizione, ha subito fornito una versione difensiva chiara: la cassaforte proverrebbe dall’abitazione familiare e il suo contenuto sarebbe da considerarsi “parte dell’eredità di Sonsoles Espinosa” (la moglie dell’ex leader socialista) nonché una collezione di regali ricevuti durante viaggi ufficiali e privati.
Tale giustificazione, sebbene formalmente registrata nel verbale, non ha però impedito al magistrato di approfondire la pista patrimoniale, insospettito dal valore commerciale dei preziosi – tra cui una gargantilla con quattordici rubini – che mal si concilia, secondo gli inquirenti, con le dichiarazioni reddituali dell’indagato.
Tangenti, società fittizie e il petrolio del Venezuela
L’inchiesta, che ha avuto origine da segnalazioni arrivate da Francia e Svizzera relative a una rete di riciclaggio legata al Venezuela, si è però rapidamente allargata ben oltre il mero “caso gioielli”, rivelando – attraverso intercettazioni e documenti sequestrati – un presunto intreccio di affari miliardari.
Secondo le carte dell’Udef, Zapatero non si sarebbe limitato a intercedere (abusando della sua influenza) per il salvataggio della compagnia Plus Ultra, costato 53 milioni di euro ai contribuenti spagnoli durante la pandemia, ma avrebbe negoziato direttamente accordi commerciali su tonnellate di petrolio e l’esportazione di oro e nichel dal Venezuela.
Nei messaggi scambiati tra i fratelli Amaro Chacón (imprenditori venezuelani trasferitisi a Madrid) e l’amico-testiereiro Julio Martínez, l’ex premier viene spesso identificato con le sigle “Z” o “Zorro”, e gli investigatori hanno trovato una lettera di intenti di una società riconducibile al Partito comunista cinese indirizzata proprio alla “Oficina del Presidente Zapatero”.
Il modus operandi ipotizzato è quello di una “struttura stabile e gerarchizzata” che, attraverso società come Whathefav (delle figlie dell’ex premier) e Analisis Relevante, avrebbe incassato fondi illeciti per oltre un milione e mezzo di euro in cambio della capacità di aprire le porte dei palazzi del potere – tanto a Madrid quanto a Caracas – dove la figura chiave era indicata nella leader chavista Delcy Rodríguez.
L’ombra della fuga e la replica di Zapatero
Mentre il caso politico-giudiziario infiamma il dibattito iberico, mettendo in seria difficoltà il governo di Pedro Sanchez (già scosso da precedenti inchieste che hanno coinvolto sua moglie), un ulteriore dettaglio ha accresciuto la tensione intorno alla figura dell’ex presidente: secondo quanto ricostruito dalla stampa spagnola, Zapatero avrebbe fatto acquistare in fretta e furia un biglietto aereo per Santo Domingo, per poi proseguire con un volo privato fino a Caracas – un’ipotesi di fuga che, se confermata dagli investigatori, suggerirebbe la consapevolezza dell’imminente tempesta
Giudiziaria. Lo stesso diretto interessato, che ha chiesto e ottenuto il rinvio dell’interrogatorio davanti al giudice Calama al 17 e 18 giugno (motivando la richiesta con la mole di oltre quattromila pagine del fascicolo), ha respinto ogni addebito con un videomessaggio pubblico, assicurando che la sua attività “pubblica e privata si è sempre svolta nel rispetto assoluto della legalità” e definendo “assurdi” i collegamenti con la rete criminale ipotizzata dall’accusa.
Restano ora da vagliare in aula le prove raccolte dalla polizia, dalla cassaforte piena di gioielli alle agende che parlano di tangenti petrolifere, mentre l’ex premier attende di fornire la sua versione dei fatti su quella che, senza dubbio, rappresenta la pagina più buia della sua carriera politica.




