L’oro continua a correre tra tensioni commerciali e un dollaro indebolito, superando quota 5.200 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il metallo prezioso per eccellenza, l’oro, non sembra voler arrestare la sua cavalcata, mantenendosi saldamente al di sopra della soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia e spingendosi, proprio in queste ore, oltre i 5.200 dollari, un valore che fino a poco tempo fa sarebbe stato inimmaginabile. A sostenere questo rally, che nell’ultimo anno ha registrato un incremento superiore al settanta per cento, è un intreccio complesso di fattori che spaziano dalle rinnovate incertezze geopolitiche alle attese per una politica monetaria statunitense meno restrittiva, passando per un biglietto verde che mostra segni di debolezza strutturale. La recente quotazione spot, sebbene abbia evidenziato un lieve e fisiologico arretramento attestandosi intorno a 5.172,75 dollari con un calo dell'1,05% -6, non fa che confermare un trend di fondo estremamente solido, alimentato da acquisti che, come vedremo, provengono da più direzioni.

I motori del rialzo: dazi, banche centrali e la politica della Fed

Alla base di questo incremento vertiginoso, che ha portato le quotazioni a livelli più che doppi rispetto a solo un paio d'anni fa, vi è una combinazione di elementi che agiscono in sincronia. Da un lato, le banche centrali, con la Cina in testa che ha messo a segno il quindicesimo mese consecutivo di acquisti, stanno diversificando le proprie riserve, allontanandosi dal dollaro per ridurre l'esposizione ai rischi geopolitici e finanziari legati a nuove barriere commerciali e sanzioni -2. Questa fame d'oro istituzionale, come sottolineato dal World Gold Council, ha trainato la domanda globale verso nuovi record storici -2. Dall’altro lato, le tensioni commerciali volute dall’amministrazione Trump, con la continua minaccia di dazi e la recente introduzione di una tariffa globale, stanno generando un clima di incertezza tale da spingere gli investitori verso i cosiddetti beni rifugio -5-10. La decisione della Corte Suprema, che ha annullato parte del piano tariffario presidenziale, ha creato una temporanea volatilità, ma la risposta della Casa Bianca, pronta a reintrodurre nuove misure, non ha fatto altro che rafforzare la percezione dell'oro come una polizza contro le crisi -5-7.

A ciò si aggiunge un contesto di tassi di interesse che, secondo le aspettative del mercato, potrebbe vedere la Federal Reserve americana avviare un ciclo di tagli già a partire dai prossimi mesi -7. Sebbene i verbali dell'ultima riunione mostrino una banca centrale divisa, con alcuni membri preoccupati per un'inflazione ancora persistente e non si esclude nemmeno la possibilità di futuri rialzi, la maggioranza degli operatori sconta due riduzioni del costo del denaro entro fine anno -8. Un orientamento della Fed meno aggressivo, unito a un dollaro che gli analisti vedono in progressivo deprezzamento per tutto il 2026 a causa dello spread con i tassi reali europei, rende l'oro, che non paga interessi, un asset estremamente più appetibile rispetto ai titoli di Stato -4-1.

L’argento corre più forte, ma con volatilità maggiore

Se l’oro sta vivendo una fase di consolidamento ai massimi, l’argento sta letteralmente strappando, mostrando una dinamica persino più esplosiva. Il future sul metallo bianco tratta intorno agli 88,70 dollari l’oncia, con un aumento dell'1,69% nelle ultime ore, e registra un balzo di oltre il centosessanta per cento rispetto all’anno precedente -6-1. Questa performance superlativa, che lo ha portato a sfiorare i 120 dollari a gennaio, è legata non solo al suo ruolo di bene rifugio, ma anche ai fondamentali industriali: l’argento è un componente cruciale nella transizione energetica, dai pannelli fotovoltaici all’elettronica, e le aspettative su una crescita esponenziale della domanda nei prossimi anni ne gonfiano le quotazioni -1.

Tuttavia, gli analisti mettono in guardia: l’argento è un moltiplicatore di scenari. La sua volatilità giornaliera può superare il quattro o cinque per cento, e le correzioni, come dimostra il calo di oltre il quindici per cento registrato nell’ultimo mese dopo i massimi di inizio anno, possono essere altrettanto rapide e profonde -1. Per l’investitore privato, quindi, se l’oro rappresenta uno strumento di stabilizzazione del portafoglio, una sorta di ancora difensiva in un mare agitato, l’argento richiede una gestione più attenta e paletti rigidi. Si suggerisce un approccio a cerchi concentrici, con una quota core in oro fisico o ETF e una porzione minoritaria, e strettamente commisurata al proprio profilo di rischio, in argento, per aggiungere una componente ciclica e speculativa al portafoglio -1.

Le strategie per orientarsi tra previsioni e rischi

In questo scenario, dove le quotazioni inrano già molte delle paure su inflazione, geopolitica e debiti sovrani, gli esperti consigliano di evitare improvvisazioni. Le previsioni per il prezzo dell’oro restano divergenti: mentre JP Morgan ipotizza un target fino a 6.300 dollari l’oncia entro fine anno, altre istituzioni come Bank of America mantengono stime più conservative nell'area 4.900-5.000 dollari, segno di un mercato che, pur sostenuto da fattori strutturali, potrebbe aver prezzato parte del rialzo -1.

La chiave, per chi desidera avvicinarsi a questi mercati, sta nella selezione e nella gradualità. Con un occhio sempre vigile alle tre variabili che guideranno la traiettoria nei prossimi trimestri: il percorso dei tassi della Fed, l’andamento del dollaro e l’evoluzione delle tensioni geopolitiche, a partire dal dossier iraniano e dal conflitto ucraino -1-10. Un ciclo di tagli dei tassi più rapido del previsto, unito a un dollaro debole, favorirebbe ulteriori rialzi; al contrario, una Fed costretta a mantenere una posizione restrittiva da un'inflazione ostinata potrebbe mettere sotto pressione le quotazioni, specialmente quelle dell'argento -1. In un mondo caratterizzato da debito elevato e bassa visibilità politica, i metalli preziosi restano una copertura credibile, ma è bene maneggiarli con metodo e prudenza, considerandoli una componente strategica di lungo periodo e non un biglietto della lotteria per arricchimenti facili e immediati.

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