La giornata olimpica di Lollobrigida e Fontana, e il dolore di Heraskevych: “L’applauso di Cortina resterà con me”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarà una giornata, quella di venerdì 20 febbraio, che per lo sport italiano si gioca su due fronti distinti eppure complementari: da un lato la pista di ghiaccio, dove si rincorrono i sogni di medaglia di due campionesse come Francesca Lollobrigida e Arianna Fontana; dall’altro, la memoria e la dignità di un atleta, lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych, a cui il palcoscenico dei Giochi è stato negato per aver voluto onorare i suoi connazionali caduti in guerra. I riflettori di Milano Cortina 2026, giunti alla loro terzultima alba di gare, si accendono dunque su un programma fittissimo che assegnerà sette titoli, con l’Italia chiamata a rispondere sul campo dopo un giovedì privo di soddisfazioni, segnato dal quarto posto nella combinata sprint team uomini e dal quinto di Murada nello scialpinismo.

La mattinata si apre sulle nevi di Livigno con lo ski cross femminile, specialità che vede ai nastri di partenza delle qualificazioni, in programma per le ore 10.00, le azzurre Andrea Chesi e Jole Galli -1-3. Un percorso a ostacoli, quello dello sci acrobatico, che le vedrà impegnate in una progressione a eliminazione diretta – ottavi, quarti, semifinali – nell’arco di poche ore, con l’eventuale big final attesa per le 13.15 -5. Nel primo pomeriggio l’attenzione si sposta ad Anterselva per la mass start maschile di biathlon, dove Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Nicola Romanin proveranno a lasciare il segno in quella che rappresenta l’ultima prova individuale della rassegna per il settore maschile -1-6.

Dal ghiaccio di Milano le speranze azzurre, con Lollobrigida nei 1500 metri e Fontana in pista corta

È però nel cuore pulsante della città, al Milano Ice Park, che si concentrano le maggiori attese della vigilia. Francesca Lollobrigida, la romana già due volte oro in questi Giochi nei 3000 e nei 5000 metri, scenderà in pista alle 16.30 per la finale dei 1500 metri di pattinaggio di velocità, una distanza che potrebbe regalarle l’ennesimo alloro di una spedizione azzurra già passata alla storia -1-3. La serata, poi, è tutta per il brivido dello short track. Sul ghiaccio della Milano Skating Arena, a partire dalle 20.15 con i quarti di finale, andrà in scena la prova regina dei 1500 metri femminili: Arianna Fontana, l’atleta italiana più medagliata di sempre alle Olimpiadi, cercherà di allungare ulteriormente la sua leggenda, supportata in questa impresa dalle compagne di squadra Elisa Confortola e Arianna Sighel -5-6. La finale A di questa disciplina è prevista per le 22.07, e sarà preceduta dall’altrettanto attesa finale della staffetta maschile, in programma alle 21.30, dove Pietro Sighel e i suoi compagni proveranno a giocarsi le proprie carte per un posto sul podio -3-6.

L’abbraccio dell’Italia a Heraskevych: la squalifica e quel casco con i volti dei 24 caduti

Ma al di là dell’agonismo e del medagliere, che attualmente vede l’Italia seconda alle spalle della Norvegia e tallonata dagli Stati Uniti, la cronaca di questi Giochi consegna una storia di umanità e dissenso che ha scelto Cortina come suo palcoscenico -2. È la storia di Vladyslav Heraskevych, l’atleta ucraino escluso dalla competizione dal Comitato Olimpico Internazionale. Il motivo? Il suo casco, su cui aveva fatto stampigliare le immagini di 24 sportivi ucraini – giovani vite spezzate dalla guerra con la Russia – che lui intendeva portare con sé in pista come un silenzioso, potentissimo atto di memoria. Una battaglia persa contro i regolamenti, quelli che impongono la neutralità dello sport e vietano qualsiasi forma di propaganda politica nei luoghi di gara, ma che gli è valsa la vittoria in un altro campo, quello del cuore delle persone.

«Sono onorato, privilegiato e felice per il modo in cui sono stato trattato dall’Italia, dalle sue istituzioni e dalla sua gente. L’applauso che ho ricevuto con il mio team alla cerimonia di apertura a Cortina rimarrà con me per tutta la vita», ha dichiarato Heraskevych, trovando proprio nel pubblico italiano quel calore e quel riconoscimento che lo sport, nella sua espressione più pura, dovrebbe sempre garantire. Un applauso che diventa un abbraccio collettivo a un ragazzo che, privato della possibilità di gareggiare per un casco, ha ricevuto in dono la solidarietà di un’intera nazione, trasformando una squalifica in un simbolo di resistenza e di rispetto per quei 24 volti che non potranno mai più scendere in pista.

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