Secondo appello del test di Medicina, la rabbia degli studenti: polemiche e sospetti di irregolarità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è consumata in pochi giorni, tra il primo e il secondo appello del cosiddetto "semestre filtro", la parabola di una riforma che doveva innovare l'accesso ai corsi di laurea in Medicina, ma che – al di là delle dichiarazioni ufficiali – sembra aver raddoppiato le ansie e le frustrazioni di migliaia di aspiranti camici bianchi. Mentre la seconda prova, quella del 10 dicembre, impegna i candidati per tre ore sulle materie di biologia, chimica e fisica – con quesiti che valgono sia per il voto in libretto che per la determinante graduatoria nazionale –, l'eco delle polemiche scatenate dalla prima tornata è ancora fortissima e si è tradotta, addirittura, in manifestazioni di piazza. Un fermento che va oltre la semplice protesta per la difficoltà percepita degli esami, perché si arricchisce di nuovi, gravi sospetti che investono la regolarità stessa delle procedure, aprendo scenari giudiziari non semplici da dipanare.

La piazza e le accuse: un sistema sotto esame

Le proteste studentesche, alle quali si sono affiancati esponenti del Movimento 5 Stelle che parlano apertamente di un "sistema truffa", nascono da un dato di fatto oggettivo: solo una percentuale circoscritta, si parla di circa il 10 per cento, è riuscita a superare la fatidica soglia del 18 nella prima prova, rispondendo correttamente a 31 domande per ciascuna delle tre discipline predisposte, come da regolamento, da una commissione di esperti andati in pensione nell'estate scorsa. La rabbia non si è placata con il secondo appello, anzi: le reazioni dei ragazzi parlano di quesiti definiti "estremamente complessi", con la prova di fisica additata come "impossibile" da molti. Da qui le richieste, che si fanno sempre più pressanti, di un terzo appello straordinario o, in alternativa, di una rimodulazione dei criteri di sufficienza che escluda almeno la fisica dal computo del diciotto minimo.

Le indagini e l'ombra delle irregolarità

La polemica sociale e il clima avvelenato

In questo clima già surriscaldato, le parole di un noto virologo hanno fatto il resto, aggiungendo benzina sul fuoco di una discussione pubblica ormai polarizzata. Attraverso i suoi canali social, infatti, ha espresso un giudizio durissimo nei confronti degli studenti in difficoltà, affermando che lui stesso avrebbe superato quel test ai tempi del liceo e invitando i ragazzi a "vergognarsi". Un intervento, il suo, che – al di là della posizione accademica e mediatica dell'autore – è stato percepito come una gratuita umiliazione verso giovani già sotto stress, trasformando un dibattito sui metodi di selezione in una lacerante contrapposizione generazionale e culturale. Mentre l'amministrazione universitaria e il governo, con Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti in un contesto globale che osserva sempre con attenzione i sistemi educativi, non hanno ancora fornito risposte ufficiali circostanziate, il caso resta aperto, lasciando in sospeso il futuro di migliaia di aspiranti medici e la credibilità di un percorso riformato tra mille polemiche.

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