Irregolarità nel test di medicina, la ministra Bernini difende l'esame

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Telefoni che squillano, liberi e indisturbati, nel bel mezzo della prova, senza che alcun intervento dei sorveglianti ponga fine a una distrazione tanto plateale. Studenti che, secondo numerose testimonianze, consultano smartwatch o scambiano messaggi con altri dispositivi elettronici, mentre immagini dei fogli di esame cominciano a circolare online ancor prima del termine ufficiale della sessione. Di queste e altre irregolarità, alcune delle quali decisamente singolari – come l’utilizzo di un walkie-talkie celato, senza troppa fantasia, sotto una sciarpa – sono piene le segnalazioni che le associazioni di categoria stanno raccogliendo da chi, il 20 novembre, ha affrontato il primo appello per l’accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Un sistema, quello del cosiddetto semestre filtro voluto dalla ministra dell'Università Anna Maria Bernini, che doveva rappresentare una svolta epocale rispetto al vecchio numero chiuso ma che, alla sua prima applicazione concreta, si è trovato al centro di un putiferio per le modalità di svolgimento, giudicate da molti una palese farsa.

Le dichiarazioni della ministra e le reazioni

Di fronte al diluvio di proteste, la ministra Bernini è intervenuta per dichiarare che il sistema, nel complesso, “ha retto”. Pur riconoscendo che “qualche furbetto” abbia tentato di introdurre telefonini o di falsare gli esiti, la ministra ha sottolineato come cinquantacinquemila studenti abbiano regolarmente sostenuto l’esame, i cui risultati saranno resi noti a dicembre. La sua posizione è chiara: l’esame resta valido, e l’azione del ministero si concentrerà sull’identificazione di coloro che hanno pubblicato online i compiti, con l’annullamento delle loro prove. Una risposta che, se da un lato cerca di rassicurare sulla tenuta della macchina organizzativa, dall’altro non placa le polemiche di chi, in quell’aula, ha visto compromessa l’equità della selezione.

La mobilitazione e le denunce degli studenti

La delusione e la rabbia per quanto accaduto hanno spinto molti candidati a riunirsi in un ricorso collettivo, sostenendo che la prova sia stata viziata da una serie di comportamenti inaccettabili. In una chat di WhatsApp divenuta rapidamente affollatissima, sono emerse testimonianze dettagliate – provenienti da atenei di tutto il paese – che descrivono non solo l’uso di dispositivi non consentiti, ma anche scambi di suggerimenti tra i candidati e, in alcuni casi, persino aiuti da parte di membri delle stesse commissioni d’esame. Si tratta di episodi che, se confermati, dipingono un quadro ben lontano dall’ideale di severità e imparzialità che dovrebbe caratterizzare una selezione tanto importante per il futuro della sanità nazionale.

Un confronto che si annuncia complesso

La riforma, che ha spostato il momento selettivo dalla classica prova a quiz di settembre al voto conseguito nei primi tre esami del semestre, si scontra dunque con una realtà operativa fatta di controlli carenti e di un generale senso di anarchia durante lo svolgimento delle prove. Il contrasto tra la narrazione ufficiale, che parla di un meccanismo sostanzialmente funzionante, e le esperienze dirette raccontate da centinaia di studenti è netto e sembra destinato a protrarsi, mentre si attendono i verdetti delle indagini interne avviate dagli atenei e le eventuali conseguenze per i responsabili delle irregolarità accertate.

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