Autovelox, la lista nazionale è online tra dati incompleti e il nodo omologazioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Per la prima volta dall’introduzione di questi dispositivi, in Italia esiste un dataset pubblico e nazionale che dovrebbe fare chiarezza sul controverso mondo degli autovelox, la cui pubblicazione – avvenuta il 28 novembre 2025 – rappresenta l’esito di un preciso obbligo normativo imposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti agli enti locali. Fino a quel momento, come dimostrato da polemiche recenti che ipotizzavano numeri esorbitanti, le informazioni erano frammentate e di difficile verifica, creando un panorama opaco nel quale si muovevano, non senza tensioni, automobilisti e amministrazioni. Il registro, che raccoglie i dati comunicati attraverso una piattaforma centralizzata, intendeva proprio porre fine a questa confusione, sebbene una prima analisi riveli lacune e incompletezze che ne limitano l’effettiva utilità pratica, lasciando aperti molti degli interrogativi che da anni accompagnano il dibattito.

La denuncia dell’associazione Altvelox alla procura di Roma

Proprio nel solco di queste criticità persistenti si inserisce l’iniziativa giudiziaria promossa dall’associazione Altvelox, la quale ha depositato una denuncia-querela contro dirigenti del Mit presso la procura di Roma. La contestazione, che aggiunge un ulteriore tassello al già complesso mosaico, si focalizza sulle procedure di approvazione e omologazione dei dispositivi, ritenute non sempre trasparenti o corrette. Al centro della vicenda, che potrebbe aprire un nuovo capitolo investigativo, vi è una nota ministeriale del 21 novembre 2025 la quale ribadisce, non senza suscitare perplessità, come i dispositivi elettronici approvati possano essere utilizzati operativamente anche in assenza della formale omologazione, una distinzione che risulta decisiva per la validità giuridica delle sanzioni irrogate.

La battaglia legale del Comune di Lecce e il principio in gioco

È proprio su questo terreno tecnico-giuridico, del resto, che si combattono alcune delle battaglie più significative, come dimostra il caso del Comune di Lecce, il quale ha annunciato l’intenzione di impugnare le sentenze di primo grado che avevano annullato i verbali elevati sulla Tangenziale Est. La posta in gioco, in questo come in molti altri procedimenti sparsi per il paese, non è tanto il valore delle singole multe – sebbene se ne contino alcune decine – quanto la definizione di un principio che chiarisca una volta per tutte i requisiti indispensabili per l’operatività degli apparecchi. Spetterà dunque al giudice civile, nella sua veste di giudice di secondo grado, esaminare la fondatezza delle argomentazioni del Comune e valutare se l’approvazione, da sola, sia sufficiente o meno a convalidare l’accertamento della violazione.

La mappa dei dispositivi e i dati ancora da completare

Il lavoro di censimento che ha portato alla pubblicazione della lista, frutto della collaborazione obbligatoria di Comuni, enti locali e forze dell’ordine, fornisce comunque una fotografia inedita della diffusione dei dispositivi sul territorio nazionale, indicando per ciascuno di essi dati essenziali come marca, modello, matricola e collocazione precisa. Ciò non toglie, però, che l’elenco presenti omogeneità, lacune informative e voci non completamente compilate, limitandone di fatto l’affidabilità come strumento di trasparenza assoluta verso i cittadini. La strada verso una piena regolarità e chiarezza del sistema, insomma, appare ancora lunga, con nodi procedurali e interpretativi che continuano a spostare la soluzione definitiva dalle strade alle aule dei tribunali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.