Salvini censisce gli autovelox, ma l'Italia resta in stallo tra omologazioni e contenzioso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono 3.692 i dispositivi per il rilevamento della velocità che i Comuni italiani hanno dichiarato al ministero dei Trasporti, al termine della campagna di censimento voluta dal ministro Matteo Salvini. L’operazione, che aveva l’obiettivo dichiarato di fare chiarezza sul numero e, nelle intenzioni, sulla collocazione degli autovelox attivi lungo la penisola, si è chiusa dopo due mesi di lavoro con un esito parziale, poiché non tutte le amministrazioni hanno fornito l’intera gamma di dati richiesti, che comprendono marca, modello ed estremi delle approvazioni. La mappatura, pur nella sua incompletezza, rappresenta il primo tentativo di creare un archivio nazionale unificato, sebbene lasci irrisolti nodi sostanziali che da anni alimentano polemiche e ricorsi.

Il nodo giuridico sull'omologazione

Proprio il quadro normativo, del resto, appare sempre più intricato, al punto da finire dinanzi a un giudice. Un’azienda produttrice di questi dispositivi ha infatti citato in causa il ministero, chiedendo un risarcimento di 614 mila euro. La controversia, che si aggiunge a una pletora di casi già pendenti, ruota attorno alla spinosa questione dell’omologazione degli apparecchi: molti di essi, stando alle contestazioni, non sarebbero mai stati sottoposti al necessario iter di convalida tecnica. Una situazione che ha creato non pochi problemi ai costruttori, i quali, dopo aver venduto o dato in locazione i rilevatori a enti locali e Comuni – talvolta con accordi che legavano il compenso all’importo delle multe riscosse – si ritrovano ora a dover fronteggiare contestazioni legali e richieste di risarcimento.

I casi locali tra fantasma e regolarità

La confusione generata dal vuoto normativo si riverbera inevitabilmente sul territorio, dove coesistono realtà profondamente diverse. Da un lato emergono casi come quello denunciato a Mondragone, dove un’associazione cittadina ha sollevato dubbi circa l’effettiva esistenza o regolarità di alcuni autovelox definiti “fantasma”, chiedendo a gran voce trasparenza dopo la scadenza dei termini per la comunicazione dei dati. Dall’altro, numerose amministrazioni ribadiscono con forza la piena regolarità delle proprie postazioni. È il caso, ad esempio, dell’autovelox su via Cervese, dove il Comune riferisce di aver seguito puntualmente ogni adempimento, risultando tra i primi a iscrivere il dispositivo nell’elenco nazionale. Quell’apparecchio, secondo quanto dichiarato dall’assessore competente, sarebbe oggi pienamente operativo e registrerebbe una media di trenta infrazioni al giorno, numeri che testimoniano una attività costante dopo le iniziali polemiche sulla sua installazione e la successiva attivazione.

Un panorama frammentato

Il censimento ministeriale, dunque, pur fornendo un primo quantitativo ufficiale, non ha sanato le criticità di fondo che da tempo attraversano il settore. La mancata omologazione di molti apparecchi continua a essere un’arma nei ricorsi degli automobilisti e un pericoloso elemento di contenzioso per le aziende, mentre a livello locale permangono situazioni opache che le associazioni continuano a portare all’attenzione dell’opinione pubblica. La mancanza di un’armonizzazione chiara e di direttive stringenti, unita alla frammentazione delle responsabilità tra Stato ed enti locali, rende il quadro complessivo ancora instabile, lasciando aperti interrogativi sulla validità stessa di una parte degli accertamenti.

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