Migliaia di multe a rischio annullamento, è caos omologazioni autovelox
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Redazione Interno
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Si è concluso venerdì scorso il censimento nazionale dei dispositivi per il rilevamento della velocità, un'operazione che, voluta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rischia di mandare in tilt il sistema delle sanzioni per eccesso di velocità. L’elenco ufficiale pubblicato dal MIT, consultabile online, rappresenta ora l'unico riferimento legittimo: tutti gli apparecchi non inclusi in quel registro, infatti, avrebbero dovuto essere immediatamente spenti e le multe elevate tramite essi, a partire da sabato, sono destinate a essere considerate nulle. Si tratta di una procedura obbligatoria, che amministrazioni comunali e forze dell'ordine dovevano rispettare inserendo in una piattaforma dedicata ogni dettaglio tecnico e amministrativo dei rilevatori in uso, dalla matricola alla precisa collocazione chilometrica. Il Codacons, associazione di consumatori spesso in prima linea su queste tematiche, ha ribadito la portata della scadenza, sottolineando come la mancata comunicazione equivalga a una perdita automatica di validità dello strumento.
Le conseguenze immediate per automobilisti ed enti
La situazione che ne deriva è di una confusione senza precedenti, con migliaia di contravvenzioni già notificate che potrebbero essere impugnate con successo e altrettante che, nei prossimi giorni, potrebbero essere annullate d'ufficio. Gli automobilisti, molti dei quali si erano visti recapitare sanzioni talvolta molto salate, ora si trovano nella condizione di poter verificare, consultando l'elenco ministeriale, se il dispositivo che li ha beccati fosse effettivamente autorizzato. C'è da aspettarsi, e qualcosa del genere è già accaduto in passato per vicende analoghe, che gli studi legali specializzati in multe inizino a proporre ricorsi in blocco, mettendo sotto pressione i sistemi giudiziari di pace. Dall'altra parte, comuni ed enti gestori delle strade si trovano a dover fare i conti con un buco nelle entrate, spesso già previste in bilancio, e con la necessità di una rapida regolarizzazione, quando possibile, dei dispositivi esclusi.
Il paradosso italiano tra allarmismi e numeri reali
Questa vicenda amministrativa e giuridica, peraltro, ha portato alla luce un dato che smentisce una narrazione consolidata negli anni, quella di un'Italia letteralmente invasa da autovelox, descritta come la capitale europea dei "trabocchetti" anti-automobilista. Dall'operazione di censimento è emerso, con la freddezza dei numeri ufficiali, che sul territorio nazionale sono attivi poco più di tremilaseicento dispositivi. Una cifra che, se confrontata con quella di altre nazioni come la Francia o il Regno Unito, appare decisamente inferiore, smontando il mito di una repressione velocistica senza pari nel continente. Per mesi, se non per anni, si era diffusa la convinzione opposta, alimentata da titoli cubitali e da catene di messaggi virali sui social network, i quali dipingevano un quadro distorto e allarmistico della situazione.
Il nodo della regolarità procedurale
Al di là dei numeri assoluti, il punto cruciale rimane quello della correttezza formale, un aspetto che i tribunali italiani tendono a considerare con estrema severità, specie in materia di sanzioni amministrative. Non è la prima volta, del resto, che questioni legate all'omologazione, alla taratura periodica o alla segnaletica di preavviso portano all'annullamento di interi blocchi di multe. La giurisprudenza, anche recente, è costante nel ritenere che il diritto alla difesa del cittadino passi anche attraverso la totale trasparenza e regolarità degli strumenti utilizzati per accertare l'infrazione. La pubblicazione dell'elenco, dunque, non è un mero adempimento burocratico ma costituisce il fondamento stesso della legittimità dell'azione repressiva, garantendo che essa avvenga nel pieno rispetto della legge e non lasciata all'arbitrio o alla negligenza degli enti locali.




