Iliad, la strategia della solitudine dopo aver superato i 13 milioni di utenti in Italia
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Redazione Economia
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Non c’è più spazio per i giochi di prestigio o per le attese a tavolino. Mentre il risiko delle telecomunicazioni italiane sembrava aver imboccato un vicolo cieco fatto di manifestazioni d’interesse e ipotesi di aggregazione, Iliad ha deciso di tagliare il nastro. La società fondata da Xavier Niel archivia il 2025 con un dato che vale più di qualsiasi dichiarazione d’intenti: oltre 13 milioni di utenti tra mobile e fibra, un traguardo che certifica la trasformazione da “quarto operatore” a pilastro stabile del mercato. A certificare la solidità della posizione ci pensano i numeri della crescita organica, che continuano a scorrere come un fiume carsico sotto le speculazioni finanziarie; nel solo segmento mobile, l’operatore ha messo a segno un saldo positivo di 918 mila nuovi clienti nell’arco dell’anno, mantenendo quel primato nella crescita netta che detiene ininterrottamente da otto anni. Una leadership, questa, che si manifesta anche sul fronte della banda ultralarga, dove i 146 mila nuovi abbonati alla fibra – 42 mila dei quali concentrati nell’ultimo trimestre – hanno portato il totale a quota 496 mila utenti.
Numeri da big e un flusso di cassa triplicato
La fotografia economica restituita dalla chiusura dell’esercizio racconta di una macchina aziendale che ha ormai raggiunto una piena maturità operativa, capace di trasformare la pressione commerciale in risorse concrete. Il fatturato della filiale italiana ha toccato 1 miliardo e 249 milioni di euro, crescendo del 9% rispetto all’anno precedente, mentre l’EBITDAaL – l’indicatore che misura la redditività operativa al netto dei contratti di locazione – ha fatto segnare un balzo del 26,8% arrivando a 390 milioni. Ma è il dato sul free cash flow operativo a impressionare: triplicato rispetto al 2024, si attesta ora a 120 milioni di euro, con le sole attività mobili che hanno generato 176 milioni di liquidità. Una performance che non è isolata al contesto nazionale, ma si inserisce nel solco di un andamento di gruppo altrettanto robusto: l’utile netto consolidato è più che raddoppiato a 752 milioni di euro, un incremento del 104,7% su base annua, mentre i ricavi complessivi del gruppo – presente oltre che in Italia anche in Francia, Polonia e Svezia – sono cresciuti del 3,2% a 10,34 miliardi. La struttura finanziaria, sottolineano dalla società, sta migliorando sensibilmente, con il rapporto di leva finanziaria sceso da 2,7 a 2,3 volte in soli dodici mesi.
L’effetto Poste su Tim e il congelamento del dossier
Proprio mentre i conti certificavano questa ascesa, sullo sfondo si muovevano le pedine di una partita che per mesi aveva tenuto con il fiato sospeso gli analisti. L’offerta pubblica di acquisto lanciata da Poste Italiane su Tim ha riacceso i riflettori su un possibile consolidamento del settore, aprendo scenari che fino a pochi mesi fa sembravano confinati alle ipotesi di fusione con WindTre. Eppure, la reazione di Iliad a questa scossa tellurica è stata una presa di distanza netta, quasi chirurgica. Interpellato durante la conference call con gli analisti, l’amministratore delegato di Iliad Italia, Benedetto Levi, ha chiarito la posizione: “Come iliad, guarderemo da vicino e monitoreremo la situazione perché qualsiasi operazione mantenga la piena competizione sul mercato e un vero level playing field tra gli operatori”. Una dichiarazione che suona come un avvertimento implicito ai regolatori e ai competitor, ma che al contempo delimita il perimetro dell’azione futura. In attesa di capire come si evolverà la governance di Tim, l’operatore francese ha già fatto la sua scelta più importante, quella di non partecipare alla danza.
“Andremo avanti da soli”: la chiusura di Thomas Reynaud
Se Levi ha messo in chiaro la linea di condotta sul fronte della concorrenza, è stato il numero uno del gruppo, Thomas Reynaud, a tagliare definitivamente ogni cordone ombelicale con le ipotesi di nozze. A margine della presentazione dei conti, Reynaud ha rivelato che la questione legata a una possibile integrazione con l’ex monopolista era stata accantonata «definitivamente durante l’estate del 2025», aggiungendo con una punta di secca schiettezza: «È stata una nostra decisione, e ci conoscete bene». Una frase, quest’ultima, che pesa come una pietra tombale sulle speculazioni che per mesi avevano dato per scontato un inevitabile consolidamento tra i due player. Reynaud ha poi ribadito che l’obiettivo in Italia resta quello di “continuare a crescere” senza l’ausilio di operazioni straordinarie, sottolineando come il consolidamento non sia “qualcosa di cui abbiamo bisogno”, né tantomeno “un obiettivo in sé”, bensì un mero mezzo che in questo frangente storico Iliad ha scelto di non utilizzare. Con un parco clienti che supera ormai la soglia critica dei 13 milioni – un bacino che garantisce economie di scala e potere contrattuale – e un Wi-Fi riconosciuto come il più veloce d’Italia per il terzo anno consecutivo in base ai dati nPerf, l’operatore si prepara ad affrontare la nuova fase del mercato forte di una sola certezza: la propria indipendenza.




