Tim, il titolo scivola sotto i 0,40 euro mentre il mercato digerisce la fine delle trattative con Iliad
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Redazione Economia
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La piazza finanziaria italiana continua a penalizzare pesantemente Tim, dopo la brusca sterzata impressa da Iliad, la cui dirigenza ha definitivamente archiviato – dopo mesi di negoziati – ogni ipotesi di fusione tra i due operatori. Le vendite, che avevano già provocato un crollo dell’8,8% nella seduta del 28 agosto, sono proseguite ieri, trascinando il titolo in un ulteriore ribasso del 2,15% fino a quotare 0,4051 euro. La pressione è stata tale che, durante la sessione, i corsi hanno per un attimo sfondato il delicato supporto psicologico dei 0,40 euro, toccando un minimo di 0,3977 euro, un livello che non si registrava dallo scorso primo agosto.
Questa fase di marcata debolezza, che si inserisce in un contesto di performance negativa rispetto all’indice di riferimento, riflette la delusione degli investitori. Essi, che per mesi avevano scommesso su una possibile riorganizzazione del settore, si trovano ora a dover fare i conti con uno scenario completamente mutato. Le analisi tecniche, del resto, delineano per il breve periodo un quadro complesso, con obiettivi di discesa verso l’area dei 0,3998 euro e una prima significativa resistenza posta soltanto attorno ai 0,4127.
A innescare questa fase di liquidazioni sono state le dichiarazioni inequivocabili dell’amministratore delegato di Iliad in Italia, Benedetto Levi, il quale, nel corso di un’intervista a Class Cnbc, ha tagliato corto: «Con Tim la trattativa è finita». Levi ha poi aggiunto, con un tono che non ammette repliche, che «il consolidamento deve creare valore, non è fine a se stesso», sottolineando come l’operatore francese non sia attualmente in trattative con altri soggetti in Italia. La società, forte di un ottimo primo semestre con utenti e utili in crescita ai ritmi più elevati dal 2023, intende piuttosto accelerare la sua strategia organica, puntando sia sul mobile che sulla fibra.




