Bitcoin scivola sotto i 100.000 dollari in un mercato fragile
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Redazione Economia
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Il Bitcoin, dopo aver sfiorato le vette ottobrine, ha perso nuovamente la soglia psicologica dei 100.000 dollari, scivolando al di sotto dei 96.000 e toccando i livelli più bassi da maggio. Questo movimento, che riflette un calo di circa il venti per cento nell’arco di un solo mese, ha portato molti a interrogarsi sulla possibile fine del ciclo rialzista e sull’inizio di una fase orso più strutturata. Un contesto macroeconomico estremamente fragile, caratterizzato dall’assenza di dati statistici fondamentali dagli Stati Uniti e da una palpabile incertezza sulla futura traiettoria dei tassi di interesse, sta infatti ostacolando qualsiasi tentativo di rimbalzo significativo, alimentando un sentimento di avversione al rischio che si sta rivelando particolarmente dannoso per gli asset più volatili.
L’effetto domino sui mercati globali
Il declino del Bitcoin, peraltro, non è un episodio isolato ma si inserisce in un’ondata di vendite ben più ampia che ha colpito i comparti tecnologici e digitali, arrivando a bruciare circa 1,5 trilioni di euro di capitalizzazione di mercato nel giro di appena quarantotto ore. Il selloff globale, innescato principalmente dai timori di una persistenza inflazionistica e dal conseguente rinvio delle attese di taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, ha travolto senza distinzioni i titoli dei colossi tecnologici – da Nvidia a Microsoft, passando per Tesla e Amazon – e ha trovato un parallelo nel mondo crypto con liquidazioni diffuse e consistenti deflussi dai fondi negoziati in borsa spot sia su Bitcoin che su Ethereum. Qualcuno, osservando la correlazione, se ne è andato vendendo tutto in fretta.
La dinamica delle ultime sessioni
Nell’ultima seduta analizzata, quella del 15 novembre, il mercato delle criptovalute ha archiviato performance fortemente negative per tutte le principali asset class. Il Bitcoin ha chiuso con una quotazione di 95.955,53 dollari, segnando un calo dell’1,44% rispetto al giorno precedente e collocandosi così ben al di sotto dei massimi mensili toccati appena un mese fa. La fase di accelerazione ribassista, iniziata con l’avvio di novembre, ha condotto la principale valuta digitale a violare importanti livelli di supporto tecnico, un segnale che i trader interpretano spesso come l’affermazione di un controllo da parte delle forze ribassiste.
Il ruolo della politica monetaria statunitense
A gravare ulteriormente sulle prospettive immediate, contribuendo a lanciare un allarme per un potenziale crollo più severo, è il crollo delle probabilità di un intervento accomodante della Federal Reserve. Con l’avvento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, i mercati stanno rapidamente ricalibrando le loro aspettative sulla politica monetaria, e il venir meno della speranza di tagli dei tassi a breve termine sta spingendo gli investitori verso un posizionamento “risk-off” che penalizza fortemente le attività considerate speculative. Questo cambio di scenario, unito a una tecnica di mercato ormai compromessa, sta intensificando la pressione vendite invece di favorirne una stabilizzazione.




