Criptovalute in caduta libera, il bitcoin scivola sotto gli 86mila dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'euforia che aveva spinto le criptovalute verso livelli storici si è dissolta, lasciando il posto a un'ondata di vendite che ha riportato alla memoria gli spettri dei cicli ribassisti del passato. Dopo aver toccato il suo massimo assoluto a ottobre, quando un singolo bitcoin valeva oltre 126mila dollari, la regina delle valute digitali ha infatti invertito bruscamente rotta, perdendo in poche settimane circa un terzo del suo valore. Il declino, che ha assunto contorni particolarmente netti nella seduta del primo dicembre con un calo giornaliero superiore al sei per cento, ha spinto il prezzo a oscillare intorno agli 86mila dollari, un livello che segna una correzione di circa il 35% dal picco e che ha indotto alcuni osservatori a parlare apertamente di un nuovo "crypto-inverno".

Un mercato sotto pressione

La fase di tensione, che non risparmia le principali alternative al bitcoin come Ether e Solana le cui quotazioni seguono una traiettoria analoga, appare il risultato di una combinazione di fattori. Tra questi, come sottolineano alcuni analisti, vi è la preoccupazione per un possibile inasprimento della politica monetaria della Bank of Japan, un movimento che potrebbe mettere in difficoltà le operazioni di carry trade finanziate in yen e spingere gli investitori a ridurre l'esposizione verso asset considerati più rischiosi. L'instabilità, del resto, era già emersa con chiarezza a ottobre, quando una maxi liquidazione da 19 miliardi di dollari aveva colpito il mercato pochi giorni dopo il record del bitcoin, in un contesto reso volatile anche dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulle politiche tariffarie.

Le vittime più esposte

Se le monete digitali più capitalizzate mostrano di soffrire, è tuttavia nell'universo dei token minori e meno liquidi che la correzione assume le proporzioni di un vero e proprio crollo. L'indice che raggruppa questi asset digitali minori ha registrato, da inizio anno, un calo complessivo del 70%, una percentuale che fotografa la severità della stretta in atto e la fuga degli investitori verso porti più sicuri. La fragilità di questa parte del mercato, spesso caratterizzata da volumi modesti e da una elevata speculatività, si è rivelata in tutta la sua evidenza, amplificando le perdite in una spirale vendite che ha coinvolto, seppure in misura minore, anche i titoli quotati legati al settore blockchain e delle criptovalute.

Il difficile assestamento

Nel quadro generale, mentre il cambio euro-dollaro trattava poco sopra la soglia di 1,16, il bitcoin faticava a trovare un punto di equilibrio, lottando per riprendere terreno dopo il peggior tonfo in una singola seduta dal mese di marzo. La difficoltà nel costruire un recupero sostenuto, nonostante sporadici rimbalzi tecnici, sembra indicare una fase di consolidamento o di ulteriore indebolimento, in attesa che il mercato assimili le nuove dinamiche macroeconomiche e regolamentari. L'attenzione resta alta, poiché la rapidità del precedente rally e l'entità della correzione attuale pongono interrogativi sulla solidità della struttura complessiva del mercato delle valute digitali, il quale deve ora dimostrare di possedere fondamentali in grado di sostenere valutazioni comunque molto elevate se confrontate con quelle di soli pochi anni fa.

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